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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5834/2022 del 18/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'Appello di Messina (20/05/2020) che li aveva dichiarati colpevoli dei reati di spendita di monete falsificate, deducendo nullità della sentenza per omesso rinvio dell'udienza del 20/05/2020. Sostenevano che il difensore aveva tempestivamente inviato richiesta di rinvio per legittimo impedimento poiché impegnato contemporaneamente presso altra autorità giudiziaria; lamentavano omissione di motivazione della corte e violazione delle norme sul legittimo impedimento e sulle nullità (art. 420 ter, art. 484 c.p.p., art. 606 lett. b) c.p.p.)

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e quindi inammissibili. Ha rilevato che dagli atti risultava che la Corte d'Appello aveva esaminato e respinto la richiesta di rinvio, motivando in udienza (verbale 20/05/2020) che la richiesta non era tempestiva, non era stato chiesto un differimento orario che avrebbe permesso la trattazione nella stessa giornata e non era stata fornita adeguata motivazione circa la mancata nomina di un sostituto. La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza che elenca i requisiti del legittimo impedimento del difensore (tempestività, specifiche ragioni, assenza di altro codifensore, impossibilità di nominare sostituto) e ha ritenuto che tali requisiti non fossero soddisfatti. Per effetto della declaratoria di manifesta infondatezza, i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di €3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle ammende. Sentenza a motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • art. 606 lett. b) cod. proc. pen.

    La censura di nullità è stata proposta ai sensi di questa norma; la Corte ha ritenuto il motivo infondato poiché il presupposto di nullità era smentito dal verbale e dagli atti

  • art. 420 ter cod. proc. pen. (comma 5)

    Disciplina il legittimo impedimento del difensore. La Corte ha richiamato i requisiti applicativi (tempestività della comunicazione, specifiche ragioni, assenza di altro codifensore, impossibilità di nominare sostituto) e ha ritenuto che nel caso concreto non fossero rispettati

  • art. 484 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in rapporto all'asserita nullità assoluta degli atti; la Corte ha valutato che non sussisteva nullità perché la richiesta era esaminata e motivatamente respinta

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola l'illustrazione sintetica del motivo nel ricorso in cassazione; il motivo è stato riassunto ai sensi di questa disposizione

  • art. 102 cod. proc. pen.

    Riferita alla possibilità di nominare un sostituto; la Corte ha rilevato che non era stata dimostrata l'impossibilità di nominare un sostituto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Ha consentito la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende per ricorso manifestamente infondato

  • Giurisprudenza: Sez. 6, n. 20130 del 04/03/2015 (Rv. 263395)

    Precedente richiamato che definisce i requisiti per ritenere legittimo impedimento dell'avvocato; la Corte di Cassazione lo ha applicato al caso di specie

Massime di principio

  • Una richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore va comunicata tempestivamente e deve specificare le ragioni che rendono necessario l'impegno nell'altro processo
  • Perché il legittimo impedimento produca effetti occorre dichiarare l'assenza di altro codifensore e l'impossibilità di nominare un sostituto; in mancanza la richiesta può essere respinta
  • La corte può ritenere irrilevante la richiesta se non è stata chiesta una diversa collocazione oraria che avrebbe permesso lo svolgimento dei procedimenti nella stessa giornata
  • Quando il verbale o gli atti dimostrano che la richiesta è stata esaminata e motivatamente respinta, la doglianza di nullità per omessa valutazione è infondata
  • Ricorsi in cassazione manifestamente infondati possono comportare condanna alle spese e ammenda a favore della Cassa delle ammende; valutare il rischio sanzionatorio prima di proporre ricorso

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