Cassazione Penale, Sentenza n. 5811/2022 del 18/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che confermava il decreto di sequestro probatorio. Il ricorrente deduceva: 1) nullità della perquisizione e del sequestro per sopravvenuta maturazione del termine di 30 giorni per la richiesta di autorizzazione a procedere (si sosteneva che il termine fosse perentorio) e invocava anche la giurisprudenza CEDU (Brazzi c. Italia) sul mancato rimedio impugnatorio per la perquisizione, chiedendo che l'illegittimità della perquisizione si estendesse al sequestro (cd. albero avvelenato); 2) illegittimità del sequestro digitale in forma 'omnibus' per carenza di specifica indicazione delle finalità e di esigenze probatorie, in violazione dell'art. 253 c.p.p. e della giurisprudenza di Cassazione n. 34265/2020; 3) carenza del fumus commissi delicti rispetto al reato di cui all'art. 278 c.p. perché le espressioni dell'indagato sarebbero mera critica politica e non offesa dell'onore o prestigio del Presidente della Repubblica.
La decisione
Il ricorso è stato respinto. La Corte ha ritenuto: 1) infondata la censura sul termine di 30 giorni, poiché il termine previsto per la richiesta di autorizzazione ha natura ordinatoria e non perentoria; gli atti di indagine e il sequestro probatorio possono essere compiuti durante le indagini preliminari anche prima di una condizione di procedibilità formale, e la mancata autorizzazione rileva nella fase processuale ma non invalida automaticamente gli atti di indagine; 2) irrilevante ai fini del sequestro l'eventuale nullità della perquisizione: la giurisprudenza di questa Corte esclude la trasmissione automatica della nullità della perquisizione al sequestro e l'inutilizzabilità automatica delle cose acquisite; 3) infondata la censura sulla genericità del sequestro digitale: il decreto motivava adeguatamente la necessità di acquisire dispositivi e contenuti per copia forense e per verificare account e accessi, richiamando ragioni legate al tipo di reato e alla difficoltà di individuare a priori l'oggetto probatorio; 4) esisteva fumus commissi delicti per l'art. 278 c.p., con riferimento a espressioni dell'indagato ritenute idonee, anche astrattamente, a integrare l'ipotesi di reato; pertanto il sequestro è stato confermato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 278 cod. pen.
Norma sostanziale contestata (offesa al Presidente della Repubblica). La Corte valuta l'esistenza del fumus commissi delicti con riferimento alle espressioni contestate e ritiene sussistente, almeno nella forma di astratta configurabilità del reato.
art. 253 cod. proc. pen.
Disciplina del sequestro probatorio; la Corte verifica che il decreto indichi finalità e ragioni della misura. Nel caso la motivazione è ritenuta sufficiente anche per sequestri informatici estesi, purché non meramente esplorativi.
artt. 343 e 344 cod. proc. pen.
Prevedono termini e condizioni per la richiesta di autorizzazione a procedere. La Corte interpreta il termine temporale dei 30 giorni come di natura ordinatoria e non perentoria.
art. 346 cod. proc. pen.
Consente lo svolgimento di atti di indagine preliminare anche prima di una condizione di procedibilità formale; la Corte lo richiama per legittimare atti compiuti prima dell'autorizzazione.
art. 354 cod. proc. pen.
Classifica il sequestro tra gli atti compiuti nella fase delle indagini preliminari; usata per giustificare la possibilità di sequestro anche in assenza di autorizzazione preventiva.
Corte EDU, Brazzi c. Italia (27/09/2018)
Decisione sovranazionale richiamata dal ricorrente per criticare l'assenza di rimedi per il destinatario di perquisizioni. La Corte di cassazione prende atto della questione ma la ritiene inidonea a rimuovere la validità del sequestro nel caso concreto.
Cass. Sez. 1, sent. n. 6984/1993
Giurisprudenza richiamata in tema di termini per la richiesta di autorizzazione: distinzione tra termine strutturale e termine temporale e conseguenze della loro violazione.
Cass. Sez. 3, sent. n. 3465/2019 e Cass. Sez. 1, sent. n. 18491/2018
Giurisprudenza usata per definire il parametro di sindacabilità in sede di riesame del sequestro: il tribunale verifica l'astratta configurabilità del reato e l'idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini, non un giudizio di merito.
Cass. Sez. 5, sent. n. 3722/2019 e Cass. Sez. 5, sent. n. 32009/2018
Precedenti sulle conseguenze della nullità della perquisizione rispetto al sequestro e sulla utilizzabilità delle cose rinvenute: la nullità della perquisizione non comporta automaticamente inutilizzabilità del materiale sequestrato.
Cass. Sez. 1, sent. n. 34265/2020
Sentenza richiamata sul sequestro digitale 'omnibus': ammette acquisizioni ampie a condizione che la motivazione indichi le ragioni della necessità di un sequestro esteso e che non si tratti di mera esplorazione; nel caso concreto la Corte ha ritenuto soddisfatti i requisiti motivazionali.
Massime di principio
- Il termine di 30 giorni per la richiesta di autorizzazione a procedere ha natura ordinatoria e non necessariamente rende nulli gli atti di indagine compiuti successivamente: il sequestro probatorio in fase di indagine è consentito anche prima dell'autorizzazione formale.
- La nullità formale della perquisizione non si trasmette automaticamente al sequestro delle cose rinvenute né produce, di per sé, l'inutilizzabilità automatica dei materiali acquisiti; va valutata separatamente la validità del sequestro e l'utilizzabilità delle prove.
- Il sequestro digitale 'omnibus' è ammissibile se il decreto motivazionale esplicita le ragioni per cui è necessaria un'acquisizione estesa (natura del reato, ruolo dell'indagato, difficoltà di individuare ex ante gli elementi probatori) e se la misura non assume valenza meramente esplorativa; è importante indicare finalità, attività investigative e modalità come copia forense e accesso ad account.
- In sede di riesame del sequestro il giudice verifica l'astratta configurabilità del reato e l'idoneità degli elementi a giustificare ulteriori indagini, non la fondatezza dell'accusa: si richiede fumus commissi delicti, non necessariamente gravi indizi di colpevolezza.
- I richiami alla giurisprudenza sovranazionale (Corte EDU) possono avere rilievo interpretativo, ma non impongono automaticamente l'annullamento di provvedimenti interni: la loro incidenza dipende dalla specifica situazione procedurale e dalla disponibilità di rimedi interni.
- Quando si procede a sequestro di materiale informatico, è determinante che il provvedimento contempli la finalità di conservazione per copia forense e l'esplicita necessità di accedere a account/cloud per ricercare tracce rilevanti, così da limitare eventuali profili di illegittimità per eccessiva genericità.
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