Cassazione Penale, Ordinanza n. 13449/2026 del 14/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le doglianze sulla determinazione della pena fossero manifestamente infondate, poiché la decisione di merito era motivata in modo sufficiente e non illogico e aveva considerato le argomentazioni difensive. Per effetto dell'inammissibilità, ha richiamato le conseguenze previste dall'art. 616 c.p.p.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Il ricorso per cassazione è stato proposto dall'imputato avverso la sentenza della Corte d'appello di Roma dell'11/03/2025. Dal testo emerge che l'unica doglianza riguardava la misura della pena irrogata: il ricorrente sosteneva, in sostanza, che il trattamento sanzionatorio fosse erroneo o comunque non adeguatamente motivato. La Corte di cassazione ha ritenuto tali censure manifestamente infondate, osservando che la sentenza impugnata era sorretta da motivazione sufficiente e non illogica, nonché da un adeguato esame delle deduzioni difensive, con conseguente insindacabilità del giudizio di merito in sede di legittimità.
Norme richiamate
L'inammissibilità del ricorso comporta le statuizioni conseguenti previste dalla norma.
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentito censurare il giudizio di merito sulla misura della pena quando la sentenza impugnata sia sorretta da motivazione sufficiente, non manifestamente illogica e frutto di adeguato esame delle deduzioni difensive.
- Le doglianze che si risolvono in una mera richiesta di rivalutazione del trattamento sanzionatorio, senza evidenziare specifici vizi di legittimità, possono essere dichiarate manifestamente infondate e rendere inammissibile il ricorso.
- All'inammissibilità del ricorso per cassazione seguono le conseguenze processuali previste dall'art. 616 c.p.p.
Come è indicizzato
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