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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37636/2023 del 14/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto di attribuzione della cognizione su numerosi reati (capi da 1 a 40) dopo che il G.U.P. aveva disposto il giudizio davanti al Tribunale in composizione monocratica. Il Tribunale monocratico, rilevando la connessione con un reato (capo 14) attribuito al collegiale, dichiarò difetto di attribuzione in favore del collegiale; successivamente il collegiale ha però dichiarato difetto di attribuzione riguardo ad alcuni capi (1-8, 15, 23-40) e ha trasmesso gli atti per la risoluzione del conflitto, chiedendo l'attribuzione al collegiale. La questione è se quei reati siano effettivamente connessi al capo 14 (e quindi da assegnare al collegiale ai sensi dell'art. 33-quater) o se, non essendovi connessione, competano al giudice monocratico ai sensi dell'art. 33-ter.

La decisione

La Corte ha ritenuto che il capo 14 sia effettivamente attribuito al giudice collegiale (art. 33-bis) e che tutti i reati chiaramente connessi a quel capo, non oggetto del conflitto, restino al collegiale. Tuttavia, per i reati indicati nei capi da 1 a 8, al capo 15 e ai capi da 23 a 40 non è stata riscontrata, dagli atti (in particolare dal decreto che ha disposto il giudizio), alcuna ragione di connessione con il capo 14 idonea a far operare l'attribuzione al collegiale ai sensi dell'art. 33-quater. Pertanto la cognizione di quei reati è stata attribuita al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in composizione monocratica, che riceverà gli atti per procedere; resta al collegiale la cognizione degli altri reati non confliggenti.

Norme richiamate

  • art. 28, comma 2 cod. proc. pen.

    Consente la soluzione in Cassazione dei conflitti di attribuzione tra uffici giudiziari quando si crea una stasi processuale; la giurisprudenza ammette il conflitto anche tra tribunale monocratico e collegiale

  • art. 33-bis cod. proc. pen.

    Individua i reati la cui cognizione compete al tribunale in composizione collegiale; il capo 14 è stato ricondotto a questa previsione

  • art. 33-ter cod. proc. pen.

    Elenca i reati per i quali è prevista la cognizione del tribunale in composizione monocratica; i capi indicati (1-8,15,23-40) rientrano in questa categoria ove non sia dimostrata connessione

  • art. 33-quater cod. proc. pen.

    Stabilisce che se procedimenti connessi appartengono a composizioni diverse, prevale la competenza del giudice collegiale e tutti i procedimenti connessi vengono ad esso attribuiti; qui la norma è stata applicata solo ai reati effettivamente connessi al capo 14

  • art. 12 cod. proc. pen.

    Definisce i criteri di connessione (concorso di persone, medesimo disegno criminoso, reati eseguiti per eseguire o occultare altri); la Corte ha richiamato tale nozione per stabilire l'assenza di connessione tra alcuni capi e il capo 14

Massime di principio

  • La presenza di un reato attribuito al giudice collegiale trasferisce in astratto la cognizione anche sugli altri reati solo se sussiste una connessione oggettiva ai sensi dell'art. 12; la connessione va effettivamente dimostrata dagli atti e non può essere presunta automaticamente.
  • L'art. 33-quater opera come norma di unificazione: quando la connessione è provata, il collegiale assorbe anche procedimenti altrimenti attribuiti al monocratico; in mancanza di connessione resta ferma la competenza monocratica (art. 33-ter).
  • Il conflitto tra composizioni dello stesso tribunale è ammissibile e la Corte di cassazione è chiamata a risolverlo ai sensi dell'art. 28, comma 2; le decisioni precedenti (decreto di rinvio, dichiarazioni di difetto di attribuzione) vanno valutate alla stregua degli elementi probatori e motivazionali contenuti negli atti.
  • Il giudice che invoca la connessione (o dichiara difetto di attribuzione per connessione) ha l'onere di indicare le ragioni concrete della connessione tra reati; argomentazioni generiche non sono sufficienti a trasferire la competenza al collegiale.
  • In pratica, bisogna sempre verificare: a) se il singolo reato rientra espressamente nelle fattispecie per il collegiale (art. 33-bis); b) se esistono elementi di connessione oggettiva con tali reati (art. 12) per applicare l'art. 33-quater; in assenza di questi elementi, prevale la competenza monocratica.

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