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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8337/2022 del 10/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente deduce violazione dell'art. 649 c.p.p. e del divieto del doppio processo (ne bis in idem), sostenendo che una precedente sentenza irrevocabile del Tribunale di Milano, divenuta definitiva il 15/10/2016, aveva già accertato un episodio di evasione commesso il 10/07/2016; non risulterebbe dimostrato che Fieschi fosse rientrato negli arresti domiciliari prima del controllo del 28/07/2016 per cui si tratterebbe di un unico reato continuato e non di fatti distinti contestati in momenti successivi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha censurato la Corte d'appello per aver dichiarato inammissibile la questione sul bis in idem ritenendola eccentrica rispetto ai motivi di appello; la Suprema Corte ha ricordato che il divieto di doppia punizione, fondato su norme sovranazionali, può essere rilevato anche d'ufficio e non è sottratto all'esame. Poiché per decidere sulla questione sono necessari accertamenti di fatto non consentiti in sede di legittimità, la sentenza impugnata è stata annullata e la causa è rinviata a un'altra sezione della Corte d'appello di Milano per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma rilevante in materia di motivi di impugnazione; la Cassazione però osserva che la questione relativa al divieto di doppia condanna non può essere esclusa dall'esame per mere ragioni di devoluzione dei motivi d'appello.

  • art. 117 Cost.

    Richiama l'obbligo di conformarsi agli obblighi internazionali: le norme sovranazionali rilevanti (CEDU, Carta) vincolano l'interpretazione interna e giustificano la possibilità di rilevare d'ufficio il problema del ne bis in idem.

  • art. 4, Protocollo n. 7 CEDU

    Sancisce il diritto a non essere giudicato o punito due volte per lo stesso fatto; la Corte lo qualifica di rango sovranazionale tale da poter essere invocato anche se la questione non è stata dedotta nei limiti devolutivi dell'appello.

  • art. 50 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

    Analogamente alla CEDU, tutela il principio ne bis in idem ed è considerata norma di riferimento che consente la rilevazione anche d'ufficio della questione sul divieto di doppia perseguibilità.

Massime di principio

  • Il principio del ne bis in idem, fondato su norme sovranazionali, può essere rilevato anche se non espressamente dedotto tra i motivi di impugnazione: i giudici d'appello e di legittimità devono esaminarlo e non possono dichiararlo inammissibile per mere ragioni di devoluzione.
  • Se è già intervenuta una sentenza irrevocabile su fatti sostanzialmente coincidenti, il giudice deve verificare se sussiste identità di fatto o continuità della condotta; in caso di dubbio o di necessità di accertamenti di fatto, è necessario il rinvio per un nuovo esame di merito.
  • Nel reato di evasione dagli arresti domiciliari, l'accertamento probatorio che distingua episodi diversi richiede che la pubblica accusa dimostri il rientro effettivo in regime di detenzione tra le occasioni contestate; l'assenza di tale prova può far ritenere trattarsi di un unico reato continuato.
  • Le questioni riguardanti diritti fondamentali garantiti da convenzioni o carte sovranazionali hanno prevalenza sulle regole procedurali ordinarie quando si tratti di impedire la violazione del divieto di doppia punizione.
  • Quando la Corte riconosce che per decidere è necessario valutare fatti nuovi o compiere accertamenti probatori, la rimessione alla Corte d'appello è lo strumento corretto, poiché la Cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nelle valutazioni di fatto.

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