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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11767/2024 del 20/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità dei motivi e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000 in favore della Cassa delle ammende. Il Pubblico Ministero aveva concluso per l'inammissibilità del ricorso.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Raffaele Papa era stato condannato in appello per il reato di tentata truffa: avrebbe indotto la commerciante Luisa Feriozzi, cui erano stati consegnati in conto vendita dal presunto complice Tanzi due vasi del valore di €13.000 ciascuno, a consegnare €7.000 in contanti come compenso per una vendita in realtà fittizia. L'operazione non riusciva perché la persona offesa rifiutava e chiamava le forze dell'ordine. Con il ricorso per cassazione il difensore deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando carenza di prove circa il concorso di Papa nella condotta delittuosa e chiedendo ulteriori accertamenti istruttori. La Corte ha ritenuto però il motivo generico e inammissibile perché non indicava con sufficiente specificità il "punto" da devolvere al giudice di legittimità e non contestava puntualmente le ragioni di fatto e di diritto poste a sostegno delle sentenze di merito, le quali, secondo i giudici, avevano fornito una motivazione coerente e convincente sulla connessione tra Papa e Tanzi (consegna dei vasi, visita di Papa, richiesta di denaro, irreperibilità dei due).

Norme richiamate

  • d.l. n. 137/2020, art. 23 comma 8

    Consente lo svolgimento del procedimento con contraddittorio scritto; il processo in Cassazione si è celebrato con tale modalità.

  • codice di procedura penale, art. 581 comma 1 lett. c)

    Stabilisce i requisiti di specificità dell'impugnazione in appello; la Corte ha richiamato questo principio per affermare l'inammissibilità del motivo generico.

  • codice di procedura penale, art. 591 comma 1 lett. c)

    Analogo principio sulla necessità di motivi specifici per consentire la cognizione del gravame; richiamato in combinato disposto con l'art. 581 c.p.p.

  • Sez. U., n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli)

    Giurisprudenza di legittimità che afferma che l'onere di specificità dell'impugnante è proporzionale alla specificità con cui le ragioni della decisione impugnata sono state esposte; usata per confermare la soglia di specificità richiesta.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Prevede le conseguenze economiche (spese e somma da versare alla Cassa delle ammende) in caso di ricorso inammissibile; applicato per condannare il ricorrente al pagamento di €3.000.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione o un appello vanno formulati con specificità: devono indicare chiaramente il "punto" della decisione impugnata e argomentare le ragioni di dissenso in rapporto alla motivazione del giudice di merito; altrimenti sono inammissibili per genericità.
  • Quando le sentenze di merito sono congrue, coerenti e concordi nella valutazione delle prove, la Corte di Cassazione non ammette motivi vaghi che non contestano espressamente i passaggi motivazionali fondanti la decisione.
  • Nelle ipotesi di reato complesso o con più soggetti, il concorso può essere desunto da elementi fattuali e dalla sequenza temporale delle condotte (consegna, contatto, richiesta di denaro, irreperibilità), purché i giudici di merito abbiano motivato tale valutazione.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per genericità si rischiano non solo le spese processuali ma anche l'obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; ciò rende strategico valutare la fondatezza e la specificità dei motivi prima di proporre il gravame.
  • Se si ritiene insufficiente l'istruttoria di merito, nel ricorso occorre indicare con precisione quali accertamenti ulteriori si ritengono necessari e in che modo gli stessi potrebbero incidere sulla valutazione probatoria compiuta dal giudice di merito.

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