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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26943/2025 del 23/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ricorreva per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Milano per omessa presentazione delle dichiarazioni annuali riferite all'anno d'imposta 2014, in concorso con altro soggetto, quale amministratore di diritto di due società in liquidazione. Con il primo motivo deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando l'insussistenza dell'elemento soggettivo del reato: sosteneva di non avere avuto consapevolezza di rivestire formalmente la carica di amministratore, rilevando che tale qualità risultava solo dai verbali assembleari del 22/10/2014 e che mancava prova di una sua effettiva partecipazione alla gestione societaria. Con il secondo motivo denunciava vizio di motivazione, assumendo che dalla prova raccolta risultava che, all'epoca dei fatti, egli non disponeva degli strumenti né delle competenze tecnico-culturali per fornire un contributo alla condotta illecita di terzi. La Corte di cassazione ha ritenuto che le doglianze investissero valutazioni di prova e ricostruzione del fatto, profili riservati al giudice di merito e non sindacabili in sede di legittimità quando sorretti da motivazione congrua e logica. Ha inoltre richiamato il principio secondo cui il legale rappresentante di fatto prestanome risponde del reato di omessa dichiarazione perché l'accettazione della carica comporta doveri di vigilanza e controllo, con responsabilità a titolo di dolo generico o, quantomeno, di dolo eventuale per l'accettazione del rischio della condotta omissiva.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo che le censure fossero dirette a contestare apprezzamenti di merito sulla credibilità della difesa e sulla prova della consapevolezza della carica e del contributo alla condotta omissiva. Ha quindi confermato gli effetti della condanna già pronunciata nei gradi di merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Richiamato per qualificare il concorso dell'imputato nella condotta omissiva con altro soggetto.

  • art. 5 d.lgs. 74/2000

    Norma incriminatrice dell'omessa presentazione delle dichiarazioni annuali; la Corte ribadisce che il legale rappresentante nominato risponde quale autore principale anche se mero prestanome, per l'obbligo ex lege di presentare e sottoscrivere le dichiarazioni.

Massime di principio

  • Nel reato di omessa dichiarazione, il soggetto formalmente investito della carica di legale rappresentante risponde a titolo diretto anche se non gestisce in concreto la società, poiché l'accettazione della carica comporta l'assunzione degli obblighi fiscali e dei correlati doveri di vigilanza e controllo.
  • La mancanza di effettiva gestione non esclude la responsabilità penale quando il soggetto abbia consapevolmente accettato il rischio che dall'omissione dichiarativa derivino gli eventi tipici del reato.
  • In sede di legittimità non sono deducibili censure che mirano soltanto a una diversa valutazione delle prove o a una ricostruzione alternativa del fatto, se la decisione di merito è sorretta da motivazione congrua, esauriente e logicamente coerente.
  • La figura del prestanome non esonera dall'obbligo penalmente rilevante di presentare la dichiarazione fiscale, perché la mera accettazione della carica integra una posizione di garanzia rispetto agli adempimenti tributari imposti dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieOmessa dichiarazioneImpugnazioniElemento soggettivo
RamiReati tributariProcesso penaleParte generale
IstitutiDolo eventualeOnere della prova

Testo integrale

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