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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11958/2025 del 26/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la domanda di declaratoria di nullità del titolo esecutivo (sentenza del Tribunale del 12/09/2023) e la conseguente rimessione in termini per proporre appello. Si deduceva: (i) mancata notifica dell'avviso di deposito della sentenza ai sensi dell'art. 548, comma 2 c.p.p.; (ii) che la mancata impugnazione dipendeva da caso fortuito per la gravissima negligenza del difensore che aveva rassicurato il cliente sulla mancata decorrenza del termine per effetto della presunta mancata notifica del deposito, mentre in realtà la sentenza era stata depositata entro i termini; il ricorrente aveva anche presentato denuncia-querela contro il difensore.

La decisione

Rigetto del ricorso. La Corte ha confermato il principio consolidato secondo cui l'inadempimento o l'inesatto adempimento del difensore non costituisce di per sé caso fortuito o forza maggiore idoneo a giustificare la restituzione nel termine per impugnare. Il ricorrente non ha provato in modo specifico l'imprevedibilità dell'errore del legale né le concrete azioni di controllo esercitate sull'adempimento del mandato; la querela presentata non è stata ritenuta prova sufficiente. Conseguentemente, l'istanza di restituzione in termini è stata respinta e l'ordinanza impugnata è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 548 cod. proc. pen., comma 2

    Riferimento alla notifica dell'avviso di deposito della sentenza; la Corte ha ritenuto che il deposito fosse avvenuto nei termini e che la contestazione relativa alla mancata notifica non fosse fondata.

  • art. 544 cod. proc. pen., comma 3

    Richiamato in relazione ai termini per il deposito della motivazione; la Corte ha ritenuto che il deposito della motivazione fosse avvenuto entro il termine previsto dal dispositivo.

  • art. 175 cod. proc. pen.

    Norma invocata per ottenere la restituzione nel termine per caso fortuito o forza maggiore. La Corte interpreta che l'errore o la negligenza del difensore, anche se grave, non costituisce automaticamente caso fortuito: occorre valutare la prevedibilità dell'errore e l'effettivo controllo esercitato dall'assistito sull'adempimento del mandato.

  • art. 670 cod. proc. pen., comma 3

    Richiamato per la rimessione in termini a pena di decadenza; la norma ammette la restituzione quando il termine non è stato osservato per caso fortuito o forza maggiore, ma la Corte richiede prova rigorosa delle condizioni che integrano tali istituti.

Massime di principio

  • L'inadempimento del difensore non vale di per sé a integrare il caso fortuito o la forza maggiore: la rimessione in termini richiede prova specifica e rigorosa dell'imprevedibilità dell'errore e dell'assenza di possibilità di controllo da parte dell'assistito.
  • La parte che chiede la restituzione nel termine deve provare con elementi concreti le sollecitazioni rivolte al difensore e le modalità del controllo esercitato sull'esatto svolgimento dell'incarico; la sola denuncia-querela non è sufficiente.
  • La giurisprudenza è orientata a considerare l'obbligo della parte di vigilare sull'adempimento del mandato conferito al difensore; fattispecie di negligenza prevedibile o verificabile ostano alla rimessione in termini.
  • Ogni richiesta di restituzione è subordinata a una valutazione caso per caso: circostanze eccezionali e inequivocabilmente imprevedibili (es. eventi sopravvenuti impossibili da controllare) possono giustificare la rimessione, ma devono essere documentate in modo stringente.
  • Per aumentare le probabilità di successo in situazioni analoghe conviene documentare tempestivamente le sollecitazioni al difensore (email, pec, istanze), fornire prove dello stato di fatto che ha impedito l'impugnazione e dimostrare l'assenza di strumenti concreti per prevedere o evitare l'errore del legale.

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