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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11935/2025 del 26/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del GIP che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per reati di traffico di stupefacenti e associazione finalizzata al traffico (artt. 73 e 74 DPR 309/1990). Denunciavano, in particolare: a) carenza o mera apparente motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi in relazione al reato associativo, con contestata eccessiva adesione alla richiesta del P.M. (motivazione per relationem); b) insufficiente valutazione delle esigenze cautelari (inquinamento probatorio, pericolo di recidiva, mancata attualità dei fatti del 2021, profili personali dei ricorrenti).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che il ricorso immediato per cassazione (art. 311, comma 2 c.p.p.) sia ammissibile solo per violazioni di legge e non per censure che, in realtà, mirano a contestare valutazioni di merito o di fatto. Sul piano sostanziale, la Corte ha ritenuto che l'ordinanza del GIP fosse ampiamente motivata (centinaia di pagine), avesse svolto un effettivo vaglio autonomo anche quando incorporava parti degli atti d'indagine e che avesse fornito specifiche ragioni della gravità indiziaria in relazione al reato associativo. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha confermato che per i reati ricompresi nell'art. 275, comma 3 c.p.p. (tra cui l'art. 74 DPR 309/1990) opera una presunzione relativa a favore della custodia in carcere salvo prova contraria: il GIP ha adeguatamente motivato l'attualità e concretezza del pericolo (anche valutando il cosiddetto "tempo silente") e l'adeguatezza/proporzionalità della misura. Di conseguenza, le censure risultano fondate su valutazioni di fatto non sindacabili con il ricorso per saltum e sono state pertanto respinte per inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 311 cod. proc. pen.

    Limita il ricorso immediato per cassazione alle ipotesi in cui siano dedotte violazioni di legge; non è ammesso per censure che impugnano valutazioni di merito o di fatto

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Impone al giudice cautelare un'autonoma valutazione dei gravi indizi e delle esigenze cautelari; soddisfatta anche quando il giudice incorpora atti del procedimento purché compia un distinto ed effettivo vaglio per ciascuna posizione

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Rilevato nel contesto delle censure sulla motivazione; attiene alle forme della motivazione e richieste di impugnazione

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Elenca le esigenze cautelari (inquinamento probatorio, pericolo di recidiva, ecc.) che il giudice deve valutare nella scelta della misura

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Per i delitti indicati (tra cui l'art. 74 DPR 309/1990) opera una presunzione relativa di idoneità e necessità della custodia cautelare in carcere; la misura deve essere applicata salvo che emergano elementi chiari e precisi che dimostrino l'assenza di esigenze cautelari o la possibilità di misure alternative

  • D.P.R. 309/1990

    Disciplina i reati in materia di stupefacenti; art. 74 (reato associativo in materia di stupefacenti) è considerato tra i reati che giustificano la presunzione di applicabilità della custodia ai sensi dell'art. 275 c.p.p.

  • art. 416-bis c.p. (e menzione aggravante)

    art. 416-bis.1 (menzionata come aggravante a effetto speciale e privilegiata)

    Riferimento all'aggravante per reati commessi con modalità riconducibili ad associazione mafiosa o ad agevolazione di tale criminalità; il GIP valuta contiguità/rapporti con soggetti di criminalità organizzata come indizio della stabilità dell'associazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Stabilisce l'onere delle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto che le spese gravino sui ricorrenti

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione immediato (per saltum) contro ordinanze cautelari è ammesso solo per violazioni di legge; censure di merito o valutazioni probatorie in concreto sono inammissibili
  • La motivazione per relationem o per incorporazione è accettabile se il giudice dimostra di conoscere gli atti e di aver svolto un vaglio autonomo, distinto ed effettivo per ciascuna contestazione e per ciascun indagato
  • La motivazione è "assente" solo se manca del tutto o è indecifrabile; è "apparente" quando manca dei requisiti minimi di completezza, logica o coerenza: contestazioni generiche sono inadeguate
  • Per i reati elencati nell'art. 275, comma 3 c.p.p. (tra cui il reato associativo in materia di stupefacenti) opera una presunzione relativa a favore della custodia cautelare in carcere; per contrastarla servono elementi precisi che dimostrino l'assenza di esigenze cautelari o l'idoneità di misure meno afflittive
  • Il "tempo silente" (l'intervallo temporale dai fatti) va valutato dal giudice cautelare: non annulla automaticamente la presunzione di pericolosità, ma può concorrere a dimostrare l'assenza di esigenze cautelari se accompagnato da elementi concreti e recenti che testimonino la perdita di pericolosità
  • La mera condizione personale (es. attività imprenditoriale, incensuratezza) o singoli elementi generici (rapporti di parentela, uso dello stesso 'fazzoletto' di terreno) raramente bastano a escludere la gravità indiziaria o le esigenze cautelari se non contestualizzati in un quadro probatorio specifico e cogente
  • Per impugnare efficacemente una misura cautelare è necessario formulare censure precise, confrontandosi con i passaggi motivazionali specifici del provvedimento e non limitandosi ad asserzioni generiche sulla presunta carenza di valutazione

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