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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36844/2026 del 20/10/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Con provvedimento dell’1 aprile 2026, il Magistrato di sorveglianza di Milano non approvava l’assegnazione del detenuto al lavoro esterno, richiamando il pericolo di fuga e rilevando che il condannato era già ammesso al lavoro ex art. 21 ord. pen. in ambito carcerario. Il Tribunale di sorveglianza di Milano dichiarava inammissibile de plano il reclamo proposto ai sensi dell’art. 35-bis ord. pen., ritenendo che la mancata approvazione delle modifiche del programma di trattamento relative al lavoro ex art. 21 avesse natura amministrativa e non incidesse su un diritto fondamentale. Il detenuto ricorreva per cassazione deducendo violazione di legge e sostenendo che, secondo la giurisprudenza di legittimità, sono reclamabili i provvedimenti che incidono sul diritto fondamentale al lavoro, compresi quelli che decidono se ammettere il singolo detenuto al lavoro esterno. La Corte ha ritenuto corretta in astratto la premessa invocata, ma non pertinente: il diritto del ricorrente a svolgere attività lavorativa era già stato riconosciuto e il provvedimento contestato riguardava soltanto le modalità esecutive e organizzative del suo esercizio.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo che la mancata approvazione dell’assegnazione al lavoro esterno non negasse né revocasse il diritto al lavoro già riconosciuto al detenuto, ma regolasse soltanto le modalità di attuazione di tale diritto. Perciò il provvedimento aveva natura amministrativa e non incideva sulla posizione soggettiva in modo tale da fondare la tutela giurisdizionale invocata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 21 legge 26 luglio 1975, n. 354

    L’intervento del Magistrato di sorveglianza si colloca, piuttosto, su un piano distinto e successivo, attenendo esclusivamente alle modalità esecutive e organizzative attraverso le quali un diritto già riconosciuto è destinato a trovare concreta attuazione.

    La disciplina del lavoro esterno ex art. 21 ord. pen. comprende determinazioni sulle modalità esecutive e organizzative che, quando il diritto al lavoro è già stato riconosciuto, non incidono di per sé sull’esistenza del diritto.

  • art. 35-bis legge 26 luglio 1975, n. 354

    Da tale principio discende che il detenuto può azionare gli strumenti di tutela giurisdizionale posti dall’ordinamento a presidio delle pretese che traggono origine dal rapporto e dalla prestazione lavorativa e, segnatamente, di quelle che investono la stessa possibilità di accedere al lavoro, anche quando esso debba svolgersi all’esterno dell’istituto penitenziario, ovvero la successiva revoca dell’ammissione già concessa.

    Il reclamo è esperibile per le determinazioni che negano l’accesso al lavoro esterno o revocano un’ammissione già concessa, perché incidono sul diritto del detenuto; non si estende invece alle decisioni che, lasciando integro il diritto già riconosciuto, disciplinano soltanto le modalità del suo esercizio.

Massime di principio

  • È reclamabile la decisione del magistrato di sorveglianza che neghi al detenuto l’accesso al lavoro esterno o revochi un’ammissione già concessa, poiché incide sull’esistenza o sull’effettiva fruizione del diritto al lavoro.
  • Non è reclamabile, in quanto attiene alle modalità esecutive e organizzative e ha natura amministrativa, la determinazione che non nega né revoca il diritto al lavoro già riconosciuto al detenuto, ma regola esclusivamente il quomodo del suo esercizio.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternative
RamiEsecuzione penale

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