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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20371/2024 del 23/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. avverso la sentenza della Cassazione del 07/06/2023 che aveva rigettato la censura sulla responsabilità per il reato indicato al capo h). Il ricorrente deduce errore di fatto per avere la Corte di cassazione omesso di considerare che, nell'atto di appello e nella memoria, si era posto anche il tema della scarsa qualità della marijuana acquistata per conto di terzi (e assaggiata da un terzo, Palmieri), sicché l'affermazione di assenza di effetti droganti andava valutata e non qualificata come mera allegazione.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la doglianza del ricorrente costituisce una rivalutazione della motivazione di merito già compiuta dalla Corte di cassazione e quindi un errore di giudizio non sanabile con il rimedio previsto dall'art. 625-bis c.p.p., il quale è limitato a mere sviste o errori percettivi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    L'articolo è stato interpretato quale rimedio limitato a errori materiali o di fatto intesi come mere sviste o errori percettivi della Corte di cassazione, non consentendo la revisione di valutazioni di merito o giudizi sulla prova.

  • art. 130 cod. proc. pen.

    La nozione di errore materiale prevista dall'art. 625-bis va mutuata dall'art. 130, riferendosi a omissioni o errori dovuti a disallineamento tra volontà ed esternazione della stessa; utile per distinguere errori materiali da errori di valutazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per affermare la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso, salvo assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammissibile solo per mere sviste o errori percettivi (errore di fatto) della Corte di cassazione e non per rilievi che chiedono una riconsiderazione della valutazione delle prove o della motivazione (errore di giudizio).
  • Per far valere un errore di fatto occorre dimostrare inequivocabilmente che la Corte di cassazione ha omesso o frainteso un fatto rilevante presente negli atti, in modo tale da avere inciso sulla decisione; non è sufficiente l'affermazione che la Corte abbia errato nella valutazione.
  • Le doglianze che consistono nella riproposizione di ragionamenti di merito o nella contestazione della valutazione probatoria sono inammissibili mediante il rimedio dell'art. 625-bis e vanno proposte nei gradi ordinari o con mezzi idonei, se previsti.
  • Il rischio processuale di un ricorso inammissibile comprende la condanna alle spese e l'applicazione di una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; pertanto è opportuno valutare con attenzione la natura della censura (svista percettiva vs. valutazione di merito) prima di proporre il rimedio.
  • Se si intende far valere una presunta omissione della Corte di cassazione, bisogna indicare con precisione i passi degli atti richiamati e spiegare come la mancata considerazione di quei passi configuri una svista percettiva, distinguendola da una mera discrasia valutativa.

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