Cassazione Penale, Sentenza n. 39780/2023 del 02/10/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Brescia che aveva confermato la condanna di Franco Pesci per bancarotta patrimoniale fraudolenta impropria in qualità di socio e legale rappresentante della Smalteria Marocchi S.r.l. (fallita il 30/04/2009). Le contestazioni riguardavano: 1) la cessione dell'essiccatoio a Risorse Tre S.r.l. senza corrispettivo (capo A, n.1); 2) l'incasso di assegni e prelievi dai conti della fallita per complessivi €112.434,00 (capi C e D, n.5) e la restituzione di circa €71.000 asseritamente derivante da rimborso di finanziamenti soci (capo B); 3) operazioni dolose quali trasferimenti in favore di Risorse Tre, Polyware e Filplast per importi minori (capo D). Il ricorso per cassazione articolava otto motivi: vizio di nullità per violazione del principio di correlazione imputazione-decisione; travisamento della prova; errata qualificazione di restituzioni soci (finanziamento vs versamento in conto capitale); mancata acquisizione di scritture contabili rilevanti; carenza di prova del concorso morale di Pesci nelle condotte della delegata ai pagamenti; e contestazioni specifiche sulle cessioni di crediti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso in parte fondato e in parte inammissibile/infondato. In particolare: - Ha rigettato come manifestamente infonduto il primo motivo relativo alla presunta violazione del principio di correlazione, ritenendo che la ricostruzione della Corte territoriale non abbia introdotto un fatto radicalmente diverso dall'imputazione e che l'imputato abbia potuto efficacemente difendersi; - Ha dichiarato inammissibili o infondati i motivi 2, 3, 5, 6, 7 e 8 (relative a travisamento della prova, qualificazione degli atti, mancata acquisizione documentale e concorso) per aspecificità o perché richiedevano una rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità; - Ha invece accolto il quarto motivo (relativo alla qualificazione della restituzione dei finanziamenti soci contestata al capo B), ritenendo che la Corte di appello non avesse correttamente applicato i criteri per distinguere versamenti in conto capitale da finanziamenti socios e che fosse necessario esaminare la documentazione contabile (bilancio e nota integrativa) e la presenza di delibere assembleari. Per tale motivo la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente al capo B) e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Brescia; per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile o respinto.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Limiti formali alla enunciazione dei motivi nel ricorso per cassazione; il ricorso è stato considerato conforme ai limiti di enunciazione stabiliti.
artt. 516, 519, 521, 522 cod. proc. pen.
Riferite al principio di correlazione tra imputazione e decisione: la Corte precisa che la violazione sussiste solo se il fatto emerso in istruttoria è radicalmente diverso da quello contestato, con pregiudizio concreto della difesa; nel caso in esame non si è verificata una trasformazione così radicale.
art. 606, comma 1, lett. d) cod. proc. pen.
Richiamato dall'impugnante per censurare la mancata acquisizione di prove decisive (scritture contabili); la Corte ha ritenuto la censura aspecifica e di autosufficienza in parte, rigettando il motivo.
art. 216 legge fallimentare (commi 1 e 3)
Norma che sanziona le condotte distrattive/di bancarotta; la Corte distingue tra bancarotta per distrazione e bancarotta preferenziale e richiama la necessità di qualificare correttamente la natura delle somme (versamento in conto capitale vs finanziamento) per valutare la sussistenza della distrazione: nel caso del capo B) la qualificazione era da riconsiderare.
art. 23 comma 8, d.l. 127/2020 e successive proroghe/modifiche
Norme straordinarie sul trattamento dei ricorsi senza intervento delle parti; la Corte ha trattato il ricorso senza intervento delle parti sulla base di questa disciplina.
Massime di principio
- Il principio di correlazione tra imputazione e decisione richiede che la diversità del fatto sia radicale per integrare una nullità: piccole o collegate ampliamenti probatori non invalidano la sentenza se l'imputato ha potuto difendersi sull'oggetto sostanziale dell'accusa.
- Quando da operazioni tra società riconducibili agli stessi soggetti emergono retrocessioni di denaro senza giustificata causale economica, il giudice può ritenere simulata l'apparente onerosità dell'operazione e configurare la distrazione di beni sociali.
- L'onere della prova circa la destinazione aziendale di prelievi o somme spetta all'imputato/amministratore: la mancata dimostrazione della destinazione legittima favorisce l'accertamento della distrazione.
- Per qualificare versamenti soci come finanziamenti (esigibili) o come versamenti in conto capitale (non esigibili) è essenziale la prova della volontà delle parti: delibere assembleari e la corretta contabilizzazione (bilancio e nota integrativa) sono elementi decisivi; l'annotazione contabile da sola può non essere sufficiente.
- In presenza di amministratori di fatto e di diritto, può ritenersi integrato il concorso per omesso impedimento quando l'amministratore di diritto non eserciti la vigilanza idonea a impedire condotte distrattive poste in essere dall'amministratore di fatto.
- Le censure che richiedono una rivalutazione complessiva delle prove contabili (bilanci, note integrative) spesso risultano inammissibili o infondate in sede di legittimità perché implicano valutazioni di merito non consentite; tuttavia, se emergono profili giuridici applicativi (es.: qualificazione giuridica di versamenti), la Cassazione può rinviare per un nuovo esame conforme ai principi indicati.
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