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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08699/2023 del 28/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

Un ente pubblico aveva espropriato alcune aree di proprietà di una società per la realizzazione di un piano di zona. La proprietaria aveva proposto opposizione alla stima per ottenere una più elevata indennità di esproprio; successivamente era stata determinata anche l’indennità di occupazione temporanea, parametrata agli interessi legali sulla indennità di esproprio. La società, e per uno dei giudizi anche la cessionaria dei crediti indennitari, hanno impugnato la decisione della corte d’appello deducendo, in sintesi, che la stima del valore di mercato delle aree era stata recepita acriticamente dal giudice di merito senza dare risposta alle specifiche contestazioni mosse alla consulenza tecnica d’ufficio: errata considerazione dello stato degli immobili di futura edificazione, improprio arretramento temporale del valore di trasformazione dell’area, indebita detrazione di oneri di urbanizzazione in un contesto di criterio sintetico-comparativo, uso di quotazioni non coerenti con il regime urbanistico espropriativo e motivazione solo apparente. Con il secondo ricorso si è censurata, in via derivata, la quantificazione dell’indennità di occupazione temporanea perché fondata sulla precedente e contestata stima dell’indennità di esproprio.

La decisione

La Corte di cassazione ha riunito i ricorsi e li ha accolti entrambi. Ha ritenuto che la motivazione della sentenza d’appello fosse insufficiente e, in realtà, non consentisse di comprendere quale criterio estimativo fosse stato adottato per determinare il valore venale delle aree, nonostante le specifiche osservazioni critiche formulate dalle parti alla c.t.u. In presenza di contestazioni circostanziate alla consulenza estimativa, il giudice di merito deve spiegare adeguatamente le ragioni della propria adesione alla consulenza o alle critiche mosse; nel caso concreto ciò non era avvenuto. Di conseguenza è stata cassata la sentenza sull’indennità di esproprio e, per effetto derivato ex art. 336 c.p.c., anche l’ordinanza sull’indennità di occupazione temporanea, con rinvio alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 37 d.P.R. n. 327 del 2000

    norma richiamata come parametro per la determinazione dell’indennità di esproprio e del valore venale delle aree; la censura riguardava il modo in cui la corte d’appello l’aveva applicata tramite c.t.u.

  • art. 20 l. n. 865 del 1971

    richiamato con riferimento alla determinazione dell’indennità di occupazione temporanea, ritenuta dipendente dalla corretta quantificazione dell’indennità di esproprio.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    la Corte ribadisce che consente di censurare l’omesso esame di un fatto storico, ma non direttamente la c.t.u.; tuttavia, quando vi siano specifiche critiche alla consulenza, il vizio motivazionale può comunque emergere per mancata risposta del giudice.

  • art. 132 c.p.c.

    la motivazione è censurabile quando sia solo apparente o non consenta di ricostruire la ratio decidendi, come nel caso in cui non sia possibile comprendere il criterio di stima seguito.

  • art. 336 c.p.c.

    l’accoglimento della censura principale si riflette sulla statuizione dipendente relativa all’indennità di occupazione temporanea, che segue la sorte della decisione cassata.

Massime di principio

  • Quando la determinazione dell’indennità di esproprio si fonda su c.t.u. estimativa contestata con osservazioni specifiche e circostanziate, il giudice di merito non può limitarsi a un richiamo stereotipato alla consulenza: deve indicare il criterio estimativo effettivamente seguito e dare conto delle ragioni per cui aderisce alla c.t.u. nonostante le critiche.
  • La motivazione per relationem è sufficiente solo se consente di ricostruire in modo chiaro il percorso logico della decisione; se dalla sentenza non è desumibile quale criterio abbia guidato la stima del valore venale, la motivazione è apparente e la decisione è cassabile.
  • Le contestazioni alla c.t.u. estimativa non possono tradursi in una censura diretta alla consulenza come fatto storico, ma, se pertinenti e decisive, impongono al giudice una motivazione puntuale sulla scelta tecnica adottata.
  • La statuizione sull’indennità di occupazione temporanea che sia calcolata in dipendenza della precedente determinazione dell’indennità di esproprio segue la sorte di quest’ultima: la cassazione della decisione principale travolge anche quella accessoria o derivata.

Come è indicizzato

MaterieProveImpugnazioniCompravendita immobiliare
RamiProcesso civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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