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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8302/2024 del 26/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Genova che aveva disposto la custodia cautelare in carcere, lamentando violazione degli artt. 284 e 275 c.p.p. e la mancata considerazione dell'adeguatezza della misura meno afflittiva (arresti domiciliari) presso l'abitazione indicata a Baldissero d'Alba. Il ricorrente sosteneva che il domicilio prospettato fosse idoneo (host regolare, documentazione di disponibilità e assenza del secondo conduttore), che non v'era attualità del pericolo di reiterazione perché trasferito in contesto diverso dal luogo degli illeciti e che questioni civilistiche sul contratto di locazione non potevano pregiudicare l'idoneità della misura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame logica e congrua: la gravità del fatto (quasi 800 g di cocaina/crack, parte già suddivisa in dosi, bilancini, materiale di confezionamento e contante), la personalità dell'imputato (plurime condanne specifiche per spaccio, uso di false generalità, precedenti esecuzioni detentive) e il rischio di fuga/recidiva giustificavano la custodia cautelare in carcere. La Corte ha chiarito che la valutazione prognostica del pericolo di reiterazione è rimessa al giudice di merito e che la misura carceraria, se adeguatamente motivata alla luce della natura del fatto e della personalità dell'indagato, non richiede la dimostrazione analitica dell'inidoneità di tutte le altre misure. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 275 cod. proc. pen. (comma 1 e comma 3)

    La Corte richiama il principio secondo cui la custodia in carcere è misura residuale ed "extrema ratio"; il giudice deve preferire la misura meno afflittiva idonea, ma quando sceglie la custodia in carcere è sufficiente motivare con argomenti tratti dalla natura e modalità del reato e dalla personalità dell'imputato perché essa sia ritenuta la più adeguata.

  • art. 274 cod. proc. pen. (lett. c))

    Il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione richiede una valutazione prognostica fondata sia sulla personalità dell'indagato che su condizioni oggettive/di contesto che possano attivare la latente pericolosità; non è richiesta l'imminenza di un fatto criminoso specifico.

  • art. 606 cod. proc. pen. (lett. e))

    In Cassazione l'impugnazione contro misure cautelari è ammissibile quando si denunzi violazione di norme o la manifesta illogicità della motivazione; non è consentito richiedere una riconsiderazione libero-valutativa degli elementi di fatto riservati al giudice di merito.

  • art. 23 co. 8 D.L. 137/2020 (convertito) e successive modifiche

    Norme procedurali citate in ordine alla facoltà di depositare conclusioni scritte per l'udienza senza discussione orale (richiami procedurali presenti in atto).

  • Giurisprudenza consolidata (es. Sez. U. n. 20769/2016, sentenza "Lovisi")

    Richiamato il principio di adeguatezza e proporzionalità delle misure cautelari: la custodia deve restare misura residuale ma la sua applicazione bene motivata è legittima e non richiede una dettagliata esclusione di tutte le altre misure quando la natura del reato e la personalità costituiscono motivo prevalente.

  • Giurisprudenza (es. pronunce Sez. 4 n. 43880/2017, Sez.1 n.31769/2020 e Sez.2 n.53645/2016)

    La Corte ribadisce l'orientamento secondo cui l'attualità del pericolo di reiterazione si valuta con una prognosi che combina elementi soggettivi e fattuali/di contesto; tali precedenti vengono usati per giustificare l'ampiezza del controllo del giudice di merito su tali valutazioni.

Massime di principio

  • La scelta tra arresti domiciliari e custodia in carcere si fonda su una valutazione prognostica del rischio di reiterazione che combina personalità dell'imputato, modalità del fatto e contesto oggettivo (quantitativo di stupefacente, materiale di confezionamento, somme di denaro).
  • Se il giudice di merito motiva coerentemente che la natura del reato e la storia criminale rendono inutili le misure meno afflittive, la Cassazione non rivede i fatti ma controlla solo la logica e la congruità della motivazione.
  • Documenti civilistici (contratto di locazione, dichiarazione di ospitalità) sono utili ma non determinanti: l'idoneità del domicilio viene valutata anche in funzione delle esigenze di prevenzione del rischio di recidiva e della personalità dell'indagato.
  • Per ottenere gli arresti domiciliari l'istante deve fornire prova convincente dell'effettiva disponibilità dell'alloggio e di assenza di elementi di contesto che favoriscano la ripresa dell'attività illecita; semplici deduzioni o documenti formali possono risultare insufficienti se scontano un quadro fattuale contrario.
  • Le deduzioni difensive che puntano solo a una diversa valutazione dei fatti rischiano di essere inammissibili in Cassazione se non indicano vizi della motivazione (fraintendimenti, contraddizioni, illogicità manifeste).
  • In presenza di plurime condanne specifiche e di episodi ripetuti nonostante misure sanzionatorie, il giudice di merito può legittimamente ritenere elevato il pericolo di recidiva e giustificare la custodia in carcere.
  • Le clausole contrattuali che vietano l'ospitalità possono essere rilevanti dal punto di vista civile, ma non impediscono automaticamente la valutazione di idoneità del domicilio ai fini cautelari; la priorità è la tutela delle esigenze cautelari.
  • Se il ricorrente sostiene l'esistenza di pendenze esecutive o cumuli di pena già scontati, tali elementi vanno provati e inseriti nella valutazione complessiva del rischio di fuga; però la loro esistenza non è necessariamente decisiva se permangono altri indici di pericolosità.

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