Cassazione Penale, Sentenza n. 46093/2022 del 06/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la decisione di confisca della sua quota dell'immobile e delle attrezzature siti in Marano di Napoli, sostenendo violazione dell'art. 627, comma 3, c.p.p.: a suo avviso la motivazione del giudice di rinvio sarebbe affetta dagli stessi vizi indicati dalla Corte di Cassazione nell'annullamento, essendosi limitata a richiamare il carattere strumentale dei beni senza dimostrare il concreto pericolo che la loro restituzione favorisca la commissione di nuovi reati. De Luca rileva altresì che esercita legittimamente la professione in altro studio e quindi non sussisterebbe un'elevata probabilità di reiterazione della condotta illecita.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di Napoli Nord, in sede di rinvio, abbia fornito una motivazione adeguata e sufficientemente argomentata sul fatto che l'immobile e le apparecchiature sono stati indispensabili per la commissione del reato (esercizio di odontoiatria senza autorizzazione) e che la loro restituzione costituirebbe un incentivo alla reiterazione della violazione. Pertanto la confisca è stata confermata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
R.D. 1265/1934, art. 193
Norma che sanziona l'esercizio della professione odontoiatrica senza la prescritta autorizzazione; è il reato per cui De Luca è stato condannato e la condanna non è stata annullata.
Codice di procedura penale, art. 627, comma 3
Richiamato in relazione all'obbligo per il giudice di rinvio di uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte di legittimità nell'annullamento; la motivazione deve essere adeguata e rispondere ai profili indicati dalla Corte.
Disposizioni di attuazione cod. proc. pen., art. 173, comma 2
Stabilisce l'obbligo di enunciare specificamente, nella sentenza di annullamento con rinvio, il principio di diritto che vincola il giudice di rinvio.
Sez. 3, Sentenza n. 30133 del 05/04/2017
Giurisprudenza citata che chiarisce la natura cautelare della confisca facoltativa: la motivazione non può limitarsi a dire che il bene è stato usato per commettere il reato, ma deve argomentare il concreto pericolo che il bene possa essere nuovamente utilizzato per fatti analoghi.
Sez. 2, Sentenza n. 10619 del 24/11/2020 (dep. 2021, Fortuna)
Ulteriore richiamo giurisprudenziale che conferma la necessità di valutare il rischio concreto di reiterazione per giustificare la confisca come misura di prevenzione.
Massime di principio
- La confisca facoltativa è una misura di sicurezza preventiva: la motivazione deve dimostrare il concreto rischio che il bene, se restituito, faciliti la commissione di nuovi reati simili.
- Non è sufficiente affermare che un bene "è stato usato" per il reato: il giudice deve argomentare l'indispensabilità/strumentalità del bene e la probabilità di riuso per illeciti futuri.
- In caso di annullamento con rinvio, il giudice di rinvio è vincolato al principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione e deve motivare specificamente secondo i parametri indicati.
- La presenza di attività lecite alternative dell'imputato (es. altro studio regolarmente autorizzato) è un elemento rilevante ma non necessariamente dirimente: conta la valutazione complessiva del rischio di reiterazione alla luce della condotta pregressa e della natura degli strumenti confiscati.
- Per difendere la restituzione dei beni, il resistente/ricorrente deve fornire elementi concreti che escludano la probabilità di riutilizzo per reati analoghi (es. impossibilità materiale, alienazione certa, misure di controllo), altrimenti la confisca può essere ritenuta proporzionata e necessaria.
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