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Cassazione Civile, Ordinanza n. 05568/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

La controversia nasce da due avvisi di accertamento TARSU emessi dal Comune per gli anni d'imposta 2011 e 2012 in relazione all'occupazione di un'area demaniale nel porto di Talamone destinata all'ormeggio di natanti. La contribuente ha contestato la legittimazione impositiva del Comune, sostenendo che il porto fosse sede di Autorità marittima e che, quindi, la competenza sui servizi portuali e sulla gestione dei rifiuti dovesse appartenere a tale autorità; ha inoltre dedotto la violazione dei principi di leale collaborazione e buona fede per il mancato preventivo contraddittorio, la mancanza di giustificazione del tributo per asserita mancata prestazione del servizio di smaltimento rifiuti e l'assenza nel regolamento comunale di una categoria tariffaria specifica per spazi acquei, ormeggi e pontili. In cassazione ha proposto tre motivi: (1) nullità della sentenza per totale carenza di motivazione sul difetto di legittimazione impositiva del Comune; (2) violazione dell'art. 16 l. n. 84/1994 e degli artt. 2 e 3 d.lgs. n. 182/2003, assumendo che la presenza dell'Autorità marittima escludesse il potere impositivo comunale per i servizi connessi alla gestione dei rifiuti in area portuale; (3) falsa applicazione degli artt. 68 e 69 d.lgs. n. 507/1993, per aver ritenuto irrilevante l'assenza di una categoria regolamentare ad hoc e legittima la tariffazione per analogia con i campeggi.

La decisione

La Corte ha rigettato il primo e il secondo motivo, ritenendo corretta la conclusione della CTR sulla persistenza del potere impositivo comunale in assenza di Autorità portuale nel porto interessato: l'Autorità marittima, a differenza dell'Autorità portuale, non ha competenza in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani o assimilati prodotti nelle aree portuali, sicché il Comune conserva la privativa e il correlato potere di imporre la TARSU. Ha poi rigettato anche il terzo motivo, affermando che la TARSU colpisce anche le aree scoperte, comprese quelle acquee utilizzate per l'ormeggio, e che il regolamento comunale può legittimamente ricondurre tali spazi a categorie tariffarie analoghe (come campeggi o stabilimenti balneari) sulla base dei criteri di omogenea potenzialità di produzione dei rifiuti previsti dalla legge. La sentenza impugnata è stata quindi confermata, con soccombenza della ricorrente e condanna alle conseguenze di legge.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    La dedotta nullità per difetto assoluto di motivazione è stata esaminata alla luce del parametro del "minimo costituzionale" della motivazione.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    È stato utilizzato come parametro per le censure di violazione di legge relative sia alla competenza impositiva sia alla classificazione tariffaria.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    La motivazione è sindacabile solo entro il limite del minimo costituzionale.

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    La motivazione apparente o mancante integra nullità della sentenza.

  • art. 384, ultimo comma, c.p.c.

    In caso di decisione di puro diritto priva di motivazione nella sentenza impugnata, la Corte può decidere direttamente la questione per economia processuale.

  • art. 16 l. 28 gennaio 1994, n. 84

    Attribuisce ad Autorità portuale o, in mancanza, marittima la disciplina e vigilanza sulle operazioni e sui servizi portuali, ma non la tassazione dei rifiuti urbani prodotti in area portuale.

  • art. 18 l. 28 gennaio 1994, n. 84

    Disciplina le concessioni di aree demaniali e banchine in ambito portuale, senza incidere sulla potestà impositiva per i rifiuti urbani.

  • art. 2, lett. i), d.lgs. 24 giugno 2003, n. 182

    Definisce l'Autorità competente come l'Autorità portuale, ove istituita, o l'Autorità marittima, ma in relazione ai rifiuti prodotti dalle navi e ai residui del carico, non ai rifiuti urbani delle aree portuali.

  • art. 3 d.lgs. 24 giugno 2003, n. 182

    Delimita l'ambito applicativo del decreto alle navi e ai porti dello Stato per i rifiuti prodotti dalle navi e dai residui del carico.

  • art. 62 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507

    La TARSU è dovuta per l'occupazione o detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti; restano escluse le superfici per le quali non sussiste l'obbligo di conferimento in regime di privativa comunale.

  • art. 68 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507

    Il regolamento comunale deve classificare le categorie e sottocategorie in base a omogenea potenzialità di rifiuti e può individuare gruppi di attività o utilizzazione in via generale.

  • art. 69 d.lgs. 15 novembre 1993, n. 507

    Richiamato quale norma del sistema tariffario TARSU nella censura della ricorrente.

  • art. 21, comma 8, d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22

    Le competenze comunali in materia di rifiuti sono fatte salve rispetto alle disposizioni sulla competenza dell'Autorità portuale.

  • art. 6, comma 1, lett. c), l. 28 febbraio 1994, n. 84

    Attribuisce alle Autorità portuali l'affidamento e controllo dei servizi di interesse generale, tra cui il servizio di pulizia e raccolta rifiuti nei porti.

  • art. 1 D.M. 14 novembre 1994

    Individua tra i servizi di interesse generale portuali il servizio di pulizia e raccolta rifiuti, comprensivo dello sversamento a discarica.

  • art. 8 d.lgs. 24 giugno 2003, n. 182

    Richiamato per escludere la competenza e la potestà impositiva comunale sui rifiuti prodotti dalle navi e dai residui del carico.

  • art. 10 d.lgs. 24 giugno 2003, n. 182

    Richiamato per escludere la potestà impositiva comunale sui rifiuti prodotti dalle navi e sui residui del carico.

Massime di principio

  • La motivazione mancante o meramente apparente integra nullità della sentenza solo se non supera il "minimo costituzionale"; ove la questione sia di puro diritto, la Corte di cassazione può decidere direttamente nel merito senza rinvio per ragioni di economia processuale.
  • In materia di TARSU sulle aree portuali, la privativa comunale e il correlato potere impositivo vengono meno solo se nel porto sia istituita un'Autorità portuale alla quale la legge attribuisce la gestione dei rifiuti; la sola presenza dell'Autorità marittima non è sufficiente a escludere la potestà del Comune sui rifiuti urbani o assimilati prodotti nelle aree portuali.
  • La competenza dell'Autorità portuale o marittima prevista dalla disciplina sui rifiuti delle navi e dei residui del carico è distinta e non si sovrappone alla disciplina della TARSU sui rifiuti urbani prodotti sulle aree portuali.
  • Ai fini della TARSU, le aree scoperte possono includere anche superfici acquee o spazi di ormeggio, se concretamente utilizzati come presupposto dell'imposizione; il concetto di area scoperta è funzionale alla produzione di rifiuti e non al solo supporto materiale terrestre.
  • Nel regolamento comunale TARSU la classificazione tariffaria può essere effettuata per categorie e sotto-categorie omogenee in base alla potenzialità di produzione dei rifiuti; l'assenza di una voce espressa per ormeggi o pontili non comporta di per sé illegittimità se l'ente li ricomprende in categorie analoghe sulla base di criteri di omogeneità quantitativa e qualitativa.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributario
RamiTributi
IstitutiNullitàOnere della prova

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