Cassazione Penale, Sentenza n. 21269/2022 del 01/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Istanza di revoca dell'ingiunzione a demolire relativa a un manufatto di mq 19,13 in ampliamento di un fabbricato, fondata sul fatto che i lavori sarebbero stati ultimati entro il termine utile per accedere al condono (con produzione di documentazione che indicherebbe ultimazione entro il 1992/31/12/1993), sulla presunta efficacia di nulla osta paesaggistico e sul silenzio-assenso della pratica di condono pendente dal 1995.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la prova dell'ultimazione dei lavori entro il termine utile grava sulla ricorrente e che, in base agli accertamenti (accertamento dell'abuso con sigilli il 12/12/1994 e violazione dei sigilli accertata il 9/3/1995), non è stata prodotta prova certa dell'ultimazione utile. Ha inoltre condiviso la valutazione del Tribunale di Foggia circa la possibile esistenza di cause ostative all'emissione del provvedimento di sanatoria. Per questi motivi il ricorso è stato ritenuto infondato e la ricorrente condannata al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 31, comma 2
si dovevano intendere ultimati gli edifici nei quali fosse stato eseguito il rustico e completata la copertura
Il requisito del "rustico" per il computo temporale ai fini del condono richiede la realizzazione della copertura e il tamponamento dei muri perimetrali; senza prova certa di tale stato al termine utile non è possibile beneficiare del condono.
legge 23 dicembre 1994, n. 724
limite temporale fissato dalla legge 23 dicembre 1994, n. 724
La norma fissa il termine oltre il quale non è più possibile accedere alle pratiche di sanatoria; un accertamento dell'abuso avvenuto dopo tale termine ostacola l'ammissione al condono.
legge 724 del 1994 e decreto-legge 269 del 2003
Richiamate dalla ricorrente come base per ritenere perfezionata la pratica di condono (anche per effetto del silenzio-assenso) e per l'ammissibilità della domanda, ma la Corte osserva che l'esistenza dei presupposti normativi non esonera la parte dall'onere probatorio circa i tempi di ultimazione dei lavori e le condizioni richieste.
Giurisprudenza: Sez. 3, n. 13641 del 15/11/2019 (Morlando), Rv. 278784
Conferma il principio che per considerare un manufatto "realizzato al rustico" ai fini del condono è necessario il completamento della copertura e il tamponamento dei muri perimetrali.
Massime di principio
- L'onere della prova circa l'ultimazione dei lavori entro il termine utile per il condono grava sul proprietario/istante: senza documentazione chiara e coerente la domanda è destinata a fallire.
- Ai fini del riconoscimento del "rustico" è necessario dimostrare la copertura e il tamponamento dei muri perimetrali; mere indicazioni o dichiarazioni discordanti non sono sufficienti.
- Se l'accertamento dell'abuso (con eventuale apposizione dei sigilli) è avvenuto dopo il termine fissato dalla normativa per il condono, l'accesso alla sanatoria è sostanzialmente precluso salvo prova incontrovertibile di ultimazione antecedente.
- Il rilascio successivo di nulla osta paesaggistico o il silenzio-assenso amministrativo non risolvono automaticamente questioni di legittimità edilizia antecedenti né sopperiscono all'assenza di prova sui termini di esecuzione dei lavori.
- Questioni di fatto (date di ultimazione, documenti amministrativi, ecc.) devono essere sollevate e provate innanzi al Giudice dell'esecuzione; introdurle per la prima volta in Cassazione espone al rischiode inammissibilità o di esito negativo per mancata prova.
- La Corte di cassazione esercita un sindacato limitato sui fatti e sulle prove: se i fatti contestati non sono provati in modo certo, il rigetto del rimedio da parte del giudice di merito o dell'esecuzione viene generalmente confermato.
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