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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42661/2022 del 10/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere; plurime censure mosse dal difensore riguardanti: mancata autonoma e critica valutazione dei presupposti cautelari; insufficienza e vizi della motivazione in relazione ai singoli addebiti (concorso in usura - vicenda Giaracuni - per difetto di prova della consapevolezza della natura usuraria e della pressione esercitata; concorso nello scambio elettorale politico-mafioso per carenza della prova dell'accordo e della corresponsione del denaro in funzione di voti; partecipazione all'associazione mafiosa per mancata spiegazione dell'iter logico che porta a ritenere sussistente il reato associativo; mancata indicazione di elementi specifici a fondamento dell'aggravante della disponibilità di armi; mancata motivazione sull'elemento psicologico richiesto dall'aggravante di agevolazione mafiosa; illogicità e sproporzione nella valutazione delle esigenze cautelari e nell'adeguatezza della misura). Successivamente il difensore ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, avendo la custodia cautelare in carcere sido sostituita con arresti domiciliari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in conseguenza della rinuncia validamente proposta dal difensore dopo la sostituzione della misura. La Corte ha richiamato la giurisprudenza di legittimità secondo cui la rinuncia al ricorso determina l'immediata estinzione del rapporto processuale e l'immediato passaggio in giudicato della sentenza all'atto della dichiarazione di inammissibilità. È stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 500 in favore della Cassa delle ammende, con richiamo alla normativa e alla giurisprudenza che non distingue tra ipotesi di inammissibilità e di rinuncia ai fini dell'applicazione di tali sanzioni.

Norme richiamate

  • Sez. U., Cass. n. 12602 del 17/12/2015 (Rv. 266821)

    Sez. U. n. 12602 del 17/12/2015, dep. 2016, Rv. 266821

    La rinuncia al ricorso validamente proposta determina l'immediata estinzione del rapporto processuale e l'immediato passaggio in giudicato della sentenza all'atto della dichiarazione di inammissibilità.

  • Sez. 3, Cass. n. 29593 del 26/05/2021 (Rv. 281785)

    Sez. 3, n. 29593 del 26/05/2021, Rv. 281785

    Il venir meno dell'interesse alla decisione per causa non imputabile al ricorrente (es. revoca del provvedimento impugnato) non equivale a soccombenza e, in tali ipotesi, non si applicano automaticamente le conseguenze sanzionatorie; la Corte richiama la distinzione rispetto al caso di rinuncia volontaria.

  • Sez. 6, Cass. n. 26255 del 17/06/2015 (Rv. 263921)

    Sez. 6, n. 26255 del 17/06/2015, Rv. 263921

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per rinuncia all'impugnazione, consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, secondo l'art. 616 c.p.p.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per richiamare le conseguenze economiche in caso di inammissibilità del ricorso per rinuncia, ossia la condanna alle spese processuali e la somma alla Cassa delle ammende.

  • art. 606, comma terzo, cod. proc. pen.

    art. 606, comma 3, c.p.p.

    Riferimento alle ipotesi di inammissibilità previste dal codice e al confronto giurisprudenziale sulle diverse conseguenze tra sopravvenuta carenza di interesse e rinuncia volontaria.

  • art. 591 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto delle norme processuali che regolano le impugnazioni e le relative conseguenze; la Corte ne evoca il regime insieme ad art. 606 e 616 c.p.p.

Massime di principio

  • La rinuncia volontaria e valida al ricorso in Cassazione determina l'immediata estinzione del rapporto processuale e l'immediato passaggio in giudicato della decisione al momento della declaratoria di inammissibilità.
  • La sostituzione della misura cautelare (es. carcere con arresti domiciliari) non cancella automaticamente tutte le questioni di merito sollevate nel ricorso; tuttavia, la rinuncia successiva al ricorso può rendere lo stesso inammissibile e comportare conseguenze economiche per il rinunciante.
  • La rinuncia volontaria non impedisce l'applicazione delle sanzioni processuali (spese e somma alla Cassa delle ammende): la giurisprudenza distingue tra sopravvenuta carenza d'interesse e rinuncia volontaria, disponendo l'onere delle spese nel secondo caso.
  • Sul piano sostanziale, per contestare con successo misure cautelari per reati complessi (associazione mafiosa, usura, scambio elettorale politico-mafioso) è necessario che il giudice compia una valutazione autonoma, articolata e criticamente motivata degli elementi indiziari, specificando il percorso logico che conduce alla sussistenza di ciascun elemento costitutivo del reato (consapevolezza dell'usura, accordo e corrispettivo nello scambio elettorale, ruolo e vincoli nell'associazione mafiosa, disponibilità di armi).
  • La mera ricostruzione sommaria o il rinvio generico alle risultanze investigative non è sufficiente: il difensore deve evidenziare lacune specifiche nella motivazione, mentre il giudice deve rispondere puntualmente alle censure ove rilevanti ai fini della decisione cautelare.
  • Quanto alle esigenze cautelari, il giudice deve valutare la gravità indiziaria, la personalità dell'indagato e la sussistenza di concrete esigenze di prevenzione o di inquinamento probatorio, ponderando altresì misure meno gravose rispetto alla custodia in carcere.

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