Cassazione Penale, Sentenza n. 32893/2022 del 07/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Milano che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione in relazione a tre rapine per le quali Lo Maglio era stato poi assolto. Il ricorrente denunciava violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizi motivazionali, sostenendo che la Corte territoriale aveva illegittimamente posto in sinergia con l'intervento dell'autorità elementi non riconducibili a una sua condotta (riconoscimenti fotografici, somiglianza con il video e rinvenimento dell'auto nei pressi dell'abitazione) e non si era adeguatamente confrontata con le risultanze del dibattimento riguardo al possesso di oggetti (pistola giocattolo, stivali) attribuiti alla sorella.
La decisione
La Corte di legittimità ha accolto il ricorso e annullato l'ordinanza impugnata. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse illegittimamente considerato elementi non riconducibili a un comportamento del richiedente come concause dell'intervento dell'autorità e non si fosse adeguatamente confrontata con le prove del dibattimento relativamente agli oggetti in possesso della famiglia. Ha inoltre ribadito i principi interpretativi circa la necessità di valutare ex ante, e con ragionamento autonomo rispetto al processo penale, la sussistenza di dolo o colpa grave in sinergia con l'intervento dell'autorità. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Milano per nuovo giudizio, comprensivo della regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
La norma disciplina la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte sottolinea che, ai fini dell'ostatività per dolo o colpa grave, va accertato ex ante se la condotta del richiedente abbia causato o concorso a causare l'intervento dell'autorità, richiedendosi una sinergia fattuale tra comportamento e intervento.
art. 64, comma 3, lett. b) cod. proc. pen.
Riferimento alla tutela della facoltà difensiva e al concetto che il silenzio difensivo non è assimilabile al fornire false informazioni; la Corte distingue il mendacio rilevante quando esso sia causalmente connesso alla misura cautelare.
d.lgs. n. 188 del 2021, art. 4, comma 4, lett. b)
Modifica dell'art. 314 c.p.p. richiamata dalla Corte: il giudizio sulla rilevanza del mendacio dell'indagato ai fini dell'ostatività all'indennizzo va svolto considerando la rilevanza causale di tali false dichiarazioni sull'adozione della misura.
Massime di principio
- Per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione, il giudice deve valutare ex ante tutti gli elementi probatori e verificare se la condotta del richiedente abbia concretamente causato o concorso a causare l'intervento delle autorità; non sono rilevanti ai fini ostativi elementi non riconducibili a un comportamento dell'interessato.
- Riconoscimenti fotografici, somiglianze somatiche tratte da video e il rinvenimento di un veicolo in prossimità dell'abitazione non possono automaticamente costituire base per escludere l'indennizzo se non è dimostrato il loro nesso causale con un comportamento del richiedente.
- Il possesso di oggetti simili a quelli usati nel reato richiede un collegamento probatorio specifico: il giudice della riparazione deve confrontarsi con le risultanze del dibattimento e non limitarsi a dichiarare incredibili le spiegazioni fornite dall'interessato.
- Le false dichiarazioni dell'indagato possono incidere sull'esclusione dell'indennizzo solo se il mendacio è causalmente rilevante rispetto alla misura cautelare; il semplice menzogna non è automaticamente equiparabile al comportamento ostativo previsto dall'art. 314.
- In caso di motivazione insufficiente o di errata applicazione del principio di sinergia tra condotta del richiedente e intervento dell'autorità, la decisione va annullata e la causa rimessa al giudice di merito per un nuovo esame conforme ai criteri esposti.
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