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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32836/2022 del 07/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso deduceva (1) vizio di motivazione perché la condanna si sarebbe fondata sulla consulenza tecnica svolta dal Pubblico Ministero anziché sulla perizia disposta dal GUP; contestava la quantità e il peso netto dello stupefacente (sostenendo che il reale ammontare fosse 3 kg e non 64 kg) e criticava la metodologia laboratoristica e di campionamento ritenuta «superficiale» dalla difesa; chiedeva di limitare l'accertamento al materiale analizzato dal perito del GUP (THC indicato in 48,735 grammi). (2) Deduceva inoltre violazione di legge per l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 80 d.P.R. n. 309/1990.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto le censure generiche e ha confermato la valutazione della Corte territoriale, che aveva motivatamente preferito la consulenza tecnica eseguita in fase investigativa (campionamento di 22 piante scelte casualmente con prelievo di circa 3 g tra foglie e infiorescenze) alla perizia del GUP, perché eseguita nelle immediatezze del sequestro e dunque ritenuta più affidabile. La Corte ha spiegato la stima del peso netto totale: valutazione media del peso netto di 10 esemplari scelti casualmente moltiplicata per il numero di piante sequestrate (480) risultanti dal verbale di polizia giudiziaria; ha confermato la percentuale media di principio attivo (circa 7%) e il riscontro analogo sul campione in busta da 155 g. Ha ritenuto, quindi, corretta la quantificazione delle dosi ricavabili (circa 179.131 dosi) e l'applicabilità dell'aggravante ex art. 80 DPR 309/1990 in linea con la giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite Biondi e Polito). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende e agli oneri del procedimento ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma che configura il reato di illecita coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti; la sentenza conferma la responsabilità per il reato contestato sulla base degli accertamenti tecnici e della quantificazione dello stupefacente

  • art. 80 d.P.R. n. 309 del 1990

    art. 80 d.P.R. n. 309 del 1990

    Aggravante applicabile quando la quantità e la potenzialità dello stupefacente consentono di ritenere destinazione allo spaccio: la Corte ha ritenuto che la massa sequestrata e il principio attivo complessivo (calcolato sulle percentuali rilevate) rientrassero nei parametri che giustificano l'aggravante, secondo i criteri stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere delle spese processuali per il ricorrente nel caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato tale disposizione

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13 giugno 2000

    sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata dalla Corte per giustificare l'imposizione, in via equitativa, di un versamento alla Cassa delle Ammende anche in assenza di una responsabilità per colpa particolarmente grave nella determinazione della causa di inammissibilità

  • Giurisprudenza Sezioni Unite - Biondi (n. 36258 del 24 maggio 2012)

    Sezioni Unite Biondi n. 36258 del 24 maggio 2012

    Precedente guida sui criteri per valutare l'aggravante quantitativa in materia di stupefacenti; la Corte territoriale ha applicato i criteri ermeneutici indicati da tale pronuncia

  • Giurisprudenza - Polito (n. 14722 del 30/01/2020)

    Polito n. 14722 del 30/01/2020

    Ulteriore pronuncia di legittimità richiamata a supporto dei criteri per l'applicazione dell'aggravante ex art. 80, confermando il parametro interpretativo adottato dalla Corte territoriale

Massime di principio

  • Le censure generiche in cassazione aventi per oggetto valutazioni tecniche e di fatto sono frequentemente dichiarate inammissibili se la Corte territoriale ha fornito motivazioni logiche e coerenti; è necessario indicare specifici errori di diritto o ragionamenti contraddittori
  • La consulenza tecnica svolta nelle immediatezze del sequestro può essere ritenuta più affidabile rispetto a perizie successive su reperti deteriorati; la parte che contesta tale affidamento deve provare l'inaffidabilità dei verbali o delle operazioni di polizia giudiziaria
  • Il campionamento statistico e la media ponderata (es. media del peso netto di esemplari moltiplicata per il numero di piante censite) costituiscono metodo accettabile per stimare il peso netto totale se la procedura è documentata e motivata
  • Per contestare la quantificazione delle dosi o del principio attivo è necessario offrire una contestazione tecnica specifica e, se possibile, una perizia alternativa fondata su metodologie riproducibili; mere affermazioni assertive non sono sufficienti
  • L'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 80 DPR 309/1990 dipende dall'analisi complessiva della quantità e della potenzialità (principio attivo) e va valutata alla luce della giurisprudenza di legittimità: in presenza di ingenti quantità e rilevante principio attivo l'aggravante è giustificata
  • La parte che impugna deve contestare la veridicità dei verbali o la correttezza delle operazioni di polizia per modificare la valutazione probatoria; in assenza di tali contestazioni i giudici possono ritenere consolidati i rilievi della polizia giudiziaria
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare condanne alle spese e, in alcuni casi, l'obbligo di versamento alla Cassa delle Ammende; valutare attentamente l'ammissibilità e la concretezza delle censure prima di proporre impugnazioni

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