Ordinanza n. 1386/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Lazio, Sez. IV ter, n. 14419/2025, relativa a un’istanza di condono edilizio presentata ai sensi della l. n. 47/1985
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha proposto appello contro la sentenza del TAR Lazio e ha chiesto, in via incidentale, la sospensione della sua efficacia. Nell’appello ha sostenuto, sulla base di una perizia di parte, che le opere oggetto dell’istanza di condono sarebbero state ultimate entro il termine ultimo di legge del 1° ottobre 1983 e che l’istanza sarebbe stata riferibile a serbatoi circolari presenti nel 1994 e successivamente sostituiti da un capannone di volumetria quasi equivalente. L’istanza di condono riguardava complessivamente 2.448,40 mq, ripartiti in 1.500 mq per attività commerciale, 638,40 mq per uffici e 310 mq per archivio. In sede cautelare la società ha chiesto la sospensione della sentenza appellata, deducendo in sostanza il rischio di pregiudizi economici.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda cautelare ai sensi dell’art. 98 c.p.a. Ritenendo propria della fase cautelare la cognizione sommaria, ha escluso il fumus boni iuris perché la stessa perizia di parte indicava la presenza di serbatoi circolari nel 1994 e di un capannone soltanto agli inizi degli anni Duemila, mentre l’istanza di condono riguardava superfici e destinazioni d’uso non apparentemente riferibili ai serbatoi. Né la documentazione della società, né i rilievi aerofotogrammetrici dell’amministrazione risultavano idonei a dimostrare l’ultimazione delle opere entro il 1° ottobre 1983. È stato escluso anche il periculum in mora, poiché il pregiudizio era prospettato in termini essenzialmente economici e l’obbligo di pagamento delle imposte non risultava collegato al buon esito della pratica di sanatoria. Le spese della fase cautelare sono state compensate per la peculiarità della fattispecie.
Norme richiamate
insussistenza delle condizioni per accogliere la domanda di sospensione della sentenza appellata
La sospensione cautelare della sentenza appellata richiede la sussistenza dei presupposti cautelari, verificati nella cognizione sommaria propria della fase cautelare.
istanza di condono proposta dal privato ai sensi della l. n. 47/1985
La domanda di condono edilizio è valutata anche quanto alla riferibilità delle opere indicate e alla loro ultimazione entro il termine temporale previsto dalla legge.
Massime di principio
- In sede di appello cautelare, la sospensione della sentenza può essere negata quando, sulla base della documentazione disponibile e con cognizione sommaria, non risulti dimostrata l’ultimazione delle opere oggetto di condono entro il termine previsto dalla legge.
- La prova della riferibilità delle opere all’istanza di condono deve essere coerente quanto a consistenza, superfici e destinazioni d’uso; una documentazione che descriva manufatti diversi o temporalmente successivi non offre adeguato fumus boni iuris.
- Il periculum in mora non è integrato dalla mera prospettazione di un pregiudizio economico, quando il danno dedotto non sia specificamente collegato all’esecuzione della sentenza o all’esito della pratica amministrativa oggetto di controversia.
- L’obbligo di pagamento delle imposte, se non dimostrato come direttamente dipendente dal buon esito della pratica di sanatoria, non costituisce di per sé un pregiudizio cautelare idoneo a giustificare la sospensione della sentenza appellata.
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