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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42417/2023 del 17/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Milano del 08/11/2022 che aveva confermato la condanna in primo grado per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per dissipazione o per distrazione. Meneghini, amministratore unico della WINCO S.r.l. (dichiarata fallita il 24/11/2010), contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo del dolo, sostenendo di aver operato con finalità salvifiche e non con intento di arrecare pregiudizio ai creditori: in particolare la difesa ha prospettato una complessa ricostruzione di compensazioni e cessioni di crediti tra Winco, Plinio s.r.l., Padis s.r.l. e Dueemme s.r.l., affermando che i prelievi contestati erano funzionali a tutelare la societa e non costituivano distrazione di patrimonio. In secondo luogo denunciava vizio di motivazione della sentenza di merito, contestando la mancata considerazione delle giustificazioni e delle operazioni intercorse con le altre societa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi prospettati fossero, nella sostanza, rimproveri di valutazione dei fatti e della prova (vizio di motivazione), non ricadenti nel corretto ambito di sindacato di legittimità; ha rilevato che l'impugnazione tentava una rielaborazione del compendio probatorio già valutato dai giudici di merito. La Corte ha inoltre ritenuto congrua la motivazione della Corte d'appello: le operazioni erano tracciabili ma non risultava che i movimenti di denaro fossero funzionalizzati all'attività aziendale della fallita; l'imputato non ha fornito adeguata giustificazione della destinazione dei prelievi e le risultanze del curatore hanno evidenziato anomalie e operazioni 'cartolari'. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui, in caso di mancato rinvenimento di beni aziendali o del loro ricavato, l'onere probatorio si inverte nei confronti dell'amministratore fallito e ha ribadito che il dolo per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è dolus generico, non richiedendo la consapevolezza dello stato di insolvenza. Per questi motivi i motivi sono stati ritenuti infondati e il ricorso inammissibile. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese procesuali e al versamento di euro 3000 a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, decreto-legge n. 137 del 2020, convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176

    art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020, conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176

    Richiamata per motivare il trattamento del procedimento in forma cartolare (trattazione senza udienza orale)

  • art. 16, comma 1, d.l. 30 dicembre 2021, n. 228, convertito dalla L. 25 febbraio 2022, n. 15

    art. 16, comma 1, d.l. 30 dicembre 2021, n. 228, conv. L. 25 febbraio 2022, n. 15

    Ulteriore base normativa per la trattazione cartolare del procedimento

  • art. 606, comma 1, lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    La Corte ha distinto i vizi denunciati: la lett. b) riguarda errata interpretazione o applicazione della legge penale (vizio di diritto), mentre la lett. e) riguarda la carenza o manifesta illogicita' della motivazione. Il collegio ha ritenuto che il ricorso, sebbene fomralmente fondato sulla lett. b), in realta' espone doglianze attinenti alla valutazione della prova e alla motivazione (rilevante la lett. e)), non sindacabili in cassazione se non provabile la manifesta illogicita' dal testo della sentenza impugnata

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese del procedimento conseguente alla declaratoria di inammissibilita' del ricorso

  • art. 87 Legge fallimentare

    Rilevato dal collegio come principio che impone l'obbligo di verita' in capo al fallito/interpellato dal curatore circa la destinazione dei beni aziendali; giustifica l'apparente inversione dell'onere della prova a carico dell'amministratore in caso di mancato rinvenimento di beni aziendali o del loro ricavato

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione richiamata (principi di diritto)

    es. Sez. U n. 22474 del 31/03/2016; Sez. 5, n. 8260 del 22/9/2015; altre pronunce citate nel testo

    Ribaditi principi: il dolo nel reato di bancarotta per distrazione e' genericamente soddisfatto dalla volonta' di dare al patrimonio una destinazione diversa dalla garanzia delle obbligazioni; la Corte di Cassazione sindaca la motivazione del giudice di merito ma non puo' sostituirsi nella valutazione della prova

Massime di principio

  • In Cassazione non è consentito riproporre in termini sostanzialmente identici le stesse censure di merito già respinte nei gradi precedenti; il ricorso deve indicare vizi di diritto o dimostrare che la motivazione è manifestamente carente dal testo della sentenza impugnata
  • Nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione la prova della destinazione diversa dei beni aziendali puo' desumersi dalla mancata giustificazione dell'amministratore; l'onere di spiegare la destinazione di beni o ricavi non rinvenuti grava sull'amministratore fallito
  • Il dolo nel reato di bancarotta per distrazione e' dolus generico: non e' richiesta la consapevolezza dello stato di insolvenza nè lo scopo di recare danno ai creditori, ma la consapevolezza di effettuare una destinazione alternativa del patrimonio sociale
  • Se le operazioni appaiono 'cartolari' o non supportate da documentazione contabile/operativa, il giudice di merito puo' ritenere le stesse prive di giustificazione e utili a dimostrare la distrazione di beni
  • In appello e in cassazione è essenziale fornire prove documentali concrete che colleghino i flussi finanziari a una concreta causale economica aziendale; solo tale prova puo' contrastare l'accertamento della distrazione
  • Un ricorso ammissibile deve evidenziare con precisione i passaggi logici ed eventuali contraddizioni presenti nel testo della decisione impugnata; la mera diversa interpretazione dei fatti non è sufficiente

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