Cassazione Penale, Sentenza n. 00138/2026 del 05/01/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso deduceva un errore di fatto della Corte di cassazione relativo al perimetro dell'imputazione e alle misure ablative: i giudici di merito avrebbero esteso sequestro e confisca a tutti i beni rinvenuti, senza distinguere fra quelli denunciati/inventariati dalla Sovrintendenza e quelli non denunciati. La ricorrente sosteneva che l'imputazione fosse riferita soltanto a taluni reperti, richiamando una nota del Ministero per i beni culturali (15/10/1996) e lamentando che la Suprema Corte avesse invece ritenuto che l'imputazione riguardasse tutti i beni indicati nel verbale di sequestro.
La decisione
Il giudice ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura proposta non fosse un errore di fatto nel senso previsto dall'art. 625-bis c.p.p. (cioè un errore percettivo decisivo nella lettura degli atti interni), ma una valutazione giuridica nel merito non sindacabile con il rimedio straordinario. La Corte ha richiamato la giurisprudenza sulle caratteristiche dell'errore di fatto e ha motivato che la Suprema Corte aveva correttamente interpretato l'espressione 'in particolare' come precisazione all'interno del più ampio compendio sequestrato e non come limitazione della contestazione. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
La norma disciplina il ricorso straordinario per presunto errore di fatto in sede di legittimità; è stato interpretato restrittivamente: rileva solo l'errore percettivo decisivo che abbia determinato una diversa decisione rispetto a quella che sarebbe stata adottata senza l'errore.
L. 1089/1939
Norma relativa alla tutela dei beni culturali; richiamata in relazione alla notifica di 'collezione privata' e all'allegata documentazione ministeriale invocata dalla difesa per delimitare i beni sottoposti a sequestro.
Sentenza Corte costituzionale 13/06/2000, n. 186
Richiamata in tema di liquidazione delle ammende e dei criteri per escludere la responsabilità colposa nella presentazione di ricorsi inammissibili; motivazione utilizzata per quantificare il versamento di equitalia alla cassa delle ammende.
Giurisprudenza Sezioni Unite, Sez. U., n. 16103 del 27/3/2002 (Basile)
Richiamata per definire l'errore di fatto come errore percettivo causato da svista o equivoco nella lettura degli atti interni al giudizio e capace di aver influenzato decisivamente la decisione.
Giurisprudenza, Sez. 4, n. 13525 del 21/01/2020 (Brandimarte)
Richiamata per precisare che l'errore di fatto è rilevabile solo se 'decisivo', ossia se avrebbe condotto a una decisione incontrovertibilmente diversa.
Massime di principio
- Il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. è destinato a correggere errori percettivi interni al giudizio (svista o equivoco) che siano stati decisivi: non è lo strumento per contestare valutazioni giuridiche o interpretative compiute dalla Corte di legittimità.
- Per contestare l'estensione di sequestro/confisca è necessario far valere la questione nel merito (oggi in sede di merito e, se del caso, nel ricorso per cassazione) fornendo elementi probatori/documentali che dimostrino in modo chiaro la diversa delimitazione degli oggetti oggetto dell'imputazione; un generico contrasto interpretativo non configura l'errore di fatto.
- La formulazione dell'imputazione (es. espressioni come 'in particolare') deve essere letta attentamente: può avere funzione descrittiva o chiarificatrice nell'ambito di un più ampio compendio contestato e non necessariamente limitativa dell'addebito, salvo che dal testo e dagli atti non emerga inequivocabilmente la volontà di circoscriverla.
- Chi propone l'impugnazione basata su presunte inesattezze materiali deve dimostrare che l'inesattezza abbia avuto effetto decisivo sulla decisione; senza tale prova il rimedio sarà dichiarato inammissibile e potrà comportare condanna alle spese e ammende.
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