Cassazione Penale, Sentenza n. 30820/2026 del 11/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La vicenda riguarda un imputato condannato in primo grado e in appello, all'esito di giudizio abbreviato, a sei anni di reclusione per tentato omicidio aggravato ai danni del cognato. La ricostruzione dei fatti, non contestata in modo specifico nel suo nucleo essenziale, descrive un'aggressione iniziale con pistola puntata al petto e successivo passaggio all'uso di una spada con cui la vittima veniva colpita alla testa e al braccio, riportando una quasi amputazione dell'arto. In appello la difesa aveva sostenuto: mancanza del dolo omicidiario e configurabilità al più del dolo eventuale; riqualificazione in lesioni personali/lesioni gravissime; insussistenza dell'aggravante dei futili motivi; mancato riconoscimento delle attenuanti generiche; e inadeguata motivazione sul trattamento sanzionatorio. In cassazione i motivi sono stati sostanzialmente reiterati: si contesta la valutazione del dolo di omicidio, il mancato apprezzamento della mancata reiterazione dei colpi e del successivo accompagnamento della vittima in ospedale, la qualificazione giuridica del fatto, la prova del movente e della sua futilità, la mancata valorizzazione di giovane età, incensuratezza e asserita collaborazione, nonché la quantificazione della pena in relazione all'art. 133 c.p.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso complessivamente infondato. I primi due motivi sono stati qualificati come manifestamente infondati e privi di specificità, perché non si confrontano con la doppia conforme di merito e cercano una lettura alternativa dei fatti non consentita in sede di legittimità; è stata confermata la sussistenza del dolo di tentato omicidio sulla base della sequenza aggressiva, dell'uso di armi letali e dell'idoneità univoca dell'azione, interrotta solo da fattori esterni. Il terzo motivo sui futili motivi è stato respinto perché la causa dell'aggressione è stata congruamente individuata in una lite economica, comunque sproporzionata rispetto alla brutale reazione; la prospettazione difensiva della gelosia non è stata ritenuta decisiva. Il quarto motivo sulle attenuanti generiche è stato dichiarato manifestamente infondato: incensuratezza e rito abbreviato non bastano di per sé, la giovane età non è stata dimostrata come indice di immaturità, e il preteso comportamento collaborativo è stato smentito. Il quinto motivo sulla pena è stato respinto perché la motivazione è stata ritenuta sufficiente, essendo la pena poco sopra il minimo edittale e correttamente ancorata ai criteri dell'art. 133 c.p. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna del ricorrente alle spese processuali.
Norme richiamate
in caso di rigetto del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali
la graduazione della pena va motivata facendo riferimento ai criteri legali di commisurazione; se la pena è prossima al minimo edittale, la motivazione può essere sintetica
l'incensuratezza, da sola, non è sufficiente a fondare il riconoscimento delle attenuanti generiche
in caso di diffusione del provvedimento devono essere omessi generalità e dati identificativi
richiamato implicitamente per il delitto tentato, quale categoria generale del tentativo
richiamato nella sostanza tramite la qualificazione del fatto come tentato omicidio
richiamato in relazione alla diversa prospettazione difensiva delle lesioni gravissime
Massime di principio
- Nel tentato omicidio il dolo omicidiario può essere desunto in via indiretta dalle modalità concrete dell'azione: tipo di arma, zona offesa, intensità dell'aggressione e contesto complessivo sono indicatori decisivi dell'animus necandi.
- La mancata reiterazione dei colpi non esclude di per sé il tentato omicidio quando l'azione sia già univocamente idonea a cagionare la morte e l'interruzione dipenda da fattori esterni, non da una scelta autonoma dell'agente.
- Il successivo comportamento dell'agente non assume valore decisivo in senso favorevole se è spiegato in modo plausibile come funzionale a intimidire la vittima o a garantirsi l'impunità.
- La qualificazione tra tentato omicidio e lesioni dipende dall'accertamento concreto della finalità dell'azione e non solo dall'esito lesivo prodotto; la quasi amputazione o la gravità della lesione non sono, da sole, incompatibili con il dolo omicidiario.
- L'aggravante dei futili motivi ricorre quando la causa del reato, valutata nel rapporto con la reazione, risulta sproporzionata e banalmente insufficiente a giustificare la violenza posta in essere; una causa economicamente rilevante non esclude automaticamente la futilità se la risposta è del tutto eccedente.
- Le attenuanti generiche richiedono un'apprezzabile valutazione complessiva della personalità e del fatto: incensuratezza e rito abbreviato non impongono il loro riconoscimento, e la giovane età è rilevante solo se incide concretamente sulla maturità del soggetto.
- Quando la pena è determinata in misura prossima al minimo edittale, la motivazione sul trattamento sanzionatorio può essere concisa, purché richiami i criteri di cui all'art. 133 c.p. e non sia meramente apparente.
- In cassazione non è consentita una mera rilettura del compendio probatorio o la proposta di una ricostruzione alternativa dei fatti non confrontata con la motivazione della sentenza impugnata.
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