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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30883/2025 del 15/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che, pur avendo rilevato il parere favorevole dell'UEPE, la presenza di domicilio idoneo e un'attività lavorativa, ha negato l'affidamento in prova e concesso la detenzione domiciliare. Il ricorso contestava la motivazione ritenuta illogica e contraddittoria: secondo il ricorrente gli elementi positivi (parere UEPE, vita familiare e lavoro, assenza di procedimenti pendenti) dimostrerebbero la sua revisione critica e l'allontanamento dalla condotta delittuosa, per cui l'affidamento in prova sarebbe dovuto essere concesso; inoltre veniva contestata l'affermazione del Tribunale circa indagini o coinvolgimenti in reati successivi. Il Tribunale aveva invece ritenuto, sulla base di informazioni di polizia, la sussistenza di una residua pericolosità sociale (contiguità con soggetti pregiudicati e commissione di un ulteriore reato poi dichiarato estinto), che impediva di adottare la misura più ampia dell'affidamento in prova.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto non infondata la valutazione del Tribunale sulla residua pericolosità sociale del ricorrente fondata sulle informazioni di polizia (accompagnamento con soggetti pregiudicati, segnalazione di un ulteriore reato), e ha ritenuto logica e adeguatamente motivata la scelta della misura alternativa della detenzione domiciliare, più cautelare rispetto all'affidamento in prova, in coerenza con il principio di progressività del trattamento. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 47 Ordinamento penitenziario

    art. 47, commi 2 e 3, Ord. pen.

    La norma consente di escludere l'affidamento in prova ove persista un significativo rischio di recidiva; il Tribunale può valutare la pericolosità sociale e ritenere necessaria una misura alternativa meno ampia a causa del rischio di reiterazione, applicando il principio di progressività del trattamento riabilitativo

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, n. 22443 del 17/01/2019, Rv. 276213)

    Sez. 1, n. 22443 del 17/01/2019, Rv. 276213

    Conferma il principio di progressività: anche in presenza di elementi positivi il tribunale può legittimamente richiedere un ulteriore periodo di osservazione o misure intermedie quando il reato sia sintomatico di elevata capacità a delinquere o sussista contiguità con ambienti delinquenziali

Massime di principio

  • Il parere favorevole dell'UEPE e l'esistenza di domicilio e lavoro sono elementi importanti ma non vincolanti: il giudice può comunque ritenere l'affidamento in prova inidoneo se emergono elementi di residua pericolosità sociale
  • Informazioni di polizia su frequentazioni con soggetti pregiudicati o su vicende di reato anche se dichiarate estinte possono legittimamente influire sulla valutazione del rischio di recidiva
  • Il principio di progressività autorizza misure alternative graduali: il tribunale può optare per soluzioni meno estese (es. detenzione domiciliare) per osservare il comportamento del soggetto prima di concedere misure più ampie
  • Per contrastare efficacemente una decisione che nega l'affidamento in prova è necessario contestare puntualmente e con prove le informazioni di polizia o le affermazioni fattuali del tribunale (es. documentazione che attesti l'assenza di contatti con pregiudicati, testimonianze, rapporti lavorativi stabili)
  • La mera affermazione della 'scarsa revisione critica' va valutata nel contesto complessivo: la giurisprudenza riconosce che l'avvio di un percorso critico può essere sufficiente, ma il tribunale può richiedere una dimostrazione più duratura di adesione al percorso riabilitativo se ricorrono fattori di rischio
  • In sede di ricorso in Cassazione è essenziale confrontarsi specificamente con le ragioni poste a fondamento della decisione (es. segnalazioni di polizia): la mancata contestazione o la mancanza di prove contrari può rendere il ricorso infondato

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