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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3555/2023 del 27/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna pronunciata dal Tribunale di Caltanissetta in relazione a due capi di imputazione: capo A) reato perseguibile a querela (artt. 81 cpv. e 640 c.p.) e capo B) reato in relazione a norme ex D. Lgs. n.231/07 (oggi art. 493-ter c.p.). In cassazione sono svolti due motivi principali: (i) vizio motivazionale sulla ritenuta responsabilità penale (contestazione di fatto e richiesta di diversa valutazione delle prove), e (ii) censura sulla dosimetria della pena per eccessiva severità e mancata concessione delle circostanze attenuanti e della sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo (attacco alla valutazione probatoria) infondato in quanto si tratta di doglianze meramente fattuali e non di errori di diritto o specifici travisamenti delle emergenze processuali; il secondo motivo (dosimetria) è inammissibile in sede di legittimità poiché attiene alla valutazione del trattamento sanzionatorio, materia di merito. Tuttavia, è pervenuta in cancelleria la remissione di querela relativa al capo A) (remissione del 26/09/2022 accettata dal Patermo il 29/09/2022), con conseguente estinzione del reato procedibile a querela: la Corte ha pertanto annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al capo A) perché estinto per remissione di querela, ma ha dichiarato inammissibile il ricorso nel resto (capo B) per manifesta infondatezza. Il ricorrente è stato comunque condannato al pagamento delle spese processuali inerenti al capo A).

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    Il reato di truffa (capo A) era contestato come reato per il quale la procedibilità dipendeva da querela; la remissione di querela ha determinato l'estinzione del reato e l'annullamento della sentenza su quel capo.

  • art. 81, comma finale (cpv.) cod. pen.

    Richiamato per la determinazione della responsabilità in relazione alla pluralità di azioni o concorso di norme nei capi di imputazione; la Corte non ha ravvisato vizi di diritto nella motivazione del giudice di merito che applicò tale norma.

  • art. 55, comma 9 D. Lgs. n. 231/2001 (oggi art. 493-ter c.p.)

    La norma è stata richiamata per configurare il capo B) dell'imputazione (illecito connesso alle norme sul pubblico impiego/concorsi); la Corte ha ritenuto il relativo motivo di ricorso manifestamente infondato, confermando il controllo di legittimità sul punto limitato e non favorevole al ricorrente.

Massime di principio

  • La remissione di querela, una volta validamente presentata e accettata, estingue il reato perseguibile a querela: la Cassazione annulla senza rinvio per quel capo se il fatto è estinto per remissione.
  • La Corte di Cassazione non è sede per una rivalutazione globale delle prove: i motivi che si limitano a chiedere una diversa ponderazione dei fatti senza indicare errori di diritto o specifici travisamenti sono inammissibili o infondati.
  • Le censure sulla dosimetria della pena e sulla concessione di circostanze attenuanti o misure alternative sono difficilmente accolte in sede di legittimità quando riguardino valutazioni di merito e discrezionali compiute dal giudice di merito, salvo vizi logico-giuridici evidenti.
  • L'estinzione del reato non impedisce che il giudice disponga la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali inerenti al capo estinto, se ricorrono le condizioni di legge.
  • Quando parte della domanda di cassazione è accolta per estinzione del reato e il resto è dichiarato inammissibile, il risultato è una vittoria parziale del ricorrente: conviene verificare tempestivamente eventuali rimedi e le conseguenze processuali (es. spese, efficacia della sentenza).

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