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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34324/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I difensori hanno impugnato l'ordinanza del riesame deducendo violazione di legge e vizio di motivazione con riguardo alle esigenze cautelari: contestano che il Tribunale abbia adeguatamente motivato il persistente pericolo di reiterazione, nonostante le condotte siano cessate dal febbraio 2021 (argomento del decorso del tempo) e nonostante per Impellizzeri sia stato concesso l'affidamento in prova al servizio sociale; perciò ritengono sproporzionata la misura degli arresti domiciliari rispetto a misure meno afflittive.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi manifestamente inammissibili e li ha respinti. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame coerente e logicamente congrua: ha valorizzato la gravità e la pluralità dei reati (tra cui il delitto associativo) e la marcata sistematicità dell'attività di spaccio protrattasi fino a epoca recente, che giustificano il persistere del concreto pericolo di reiterazione e l'adeguatezza e proporzionalità della misura degli arresti domiciliari. Ha inoltre ritenuto subvalente il rilievo relativo all'affidamento in prova concesso a Impellizzeri. Ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti)

    art. 74, comma 6; art. 73, comma 5

    Le norme sono state richiamate per la riqualificazione dei reati (reato associativo e plurimi reati di cessione di stupefacenti); la Corte ha ritenuto che la natura associativa e la pluralità dei reati aggravino il profilo del pericolo di reiterazione, giustificando misure cautelari afflittive quali gli arresti domiciliari.

  • Decreto-legge n. 137 del 2020

    Richiamato in relazione al procedimento di trattazione del ricorso senza intervento delle parti; la Corte ha proceduto ai sensi di questa disposizione per valutare il ricorso.

Massime di principio

  • La sistematicità e la pluralità di reati, nonché la qualifica associativa, possono giustificare la persistenza di un pericolo concreto di reiterazione anche se le attività sono cessate da qualche tempo; il mero decorso temporale non è automaticamente sufficiente a escludere esigenze cautelari.
  • La concessione di benefici esecuzionali o di misure alternative (es. affidamento in prova al servizio sociale) non determina automaticamente l'irrilevanza delle esigenze cautelari valutate in sede di riesame; il giudice deve motivare il rilievo di tali fatti e il loro effetto sul rischio di recidiva.
  • La proporzionalità della misura cautelare si valuta con riferimento alla gravità dei fatti, all'entità della pena ipotizzabile e alla concreta pericolosità dell'indagato; misure meno afflittive possono essere escluse se non idonee a neutralizzare un pericolo di reiterazione fondato su elementi concreti.
  • In sede di impugnazione, la mancanza di una motivazione logica e sufficiente del provvedimento impugnato può fondare il gravame, ma se il giudice di merito ha dato adeguata motivazione sugli elementi di rischio la Corte di legittimità ritiene inammissibile/infondato il ricorso.
  • Le impugnazioni manifestamente aspecifiche o prive di rilevanza giuridica concreta sono soggette a dichiarazione di inammissibilità e possono comportare condanna alle spese e ammende.

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