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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12214/2024 del 25/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza della Corte d'Appello di Catania (29/06/2023) che aveva respinto la sua domanda di revoca della sospensione condizionale della pena concessa a Russo Eleonora con sentenza del 20/03/2018 (irrevocabile il 04/09/2018). Il PG ha dedotto erronea applicazione di legge sostenendo che il reato, per il quale era stata chiesta la revoca, integra il presupposto di cui all'art. 168 comma 1 n.2 c.p., avendo una pena di anni 2 e mesi 8 e euro 800 di multa, e che, alla stregua dei criteri di determinazione dell'anteriorità dei reati, il cumulo delle pene supera i limiti dell'art. 163 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del PG. Richiamando orientamento di legittimità, ha precisato che per valutare l'anteriorità del reato "successivamente giudicato" occorre prendere a riferimento la data in cui la sentenza che ha concesso il beneficio diviene irrevocabile e non la sola data di commissione del reato. Applicando questo criterio al caso concreto, ha ritenuto superati i limiti del cumulo di pene ex art. 163 c.p. e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, revocando il beneficio della sospensione condizionale della pena concesso a Russo Eleonora.

Norme richiamate

  • art. 168 comma 1 n.2 cod.pen.

    La Corte interpreta il presupposto di revoca previsto dall'art. 168(1)(2) alla luce della data di irrevocabilità della sentenza che ha concesso la sospensione: se, con riferimento a tale momento, sussistono le condizioni (cumulo delle pene oltre i limiti), il beneficio deve essere revocato.

  • art. 163 cod.pen.

    Viene richiamata come criterio limite per la concessione della sospensione: se il cumulo delle pene eccede i limiti stabiliti da questa norma, il beneficio della sospensione non può perdurare e si impone la revoca.

  • Giurisprudenza - Cass. Sez. I n. 35563 del 10.11.2020

    Richiamata quale principio nomofilattico che stabilisce che l'anteriorità del reato successivamente giudicato si valuta con riferimento alla data in cui la sentenza che concede il beneficio diventa irrevocabile e non alla data di commissione del reato.

Massime di principio

  • Per verificare la revoca della sospensione condizionale della pena occorre confrontare le situazioni processuali alla data di irrevocabilità della sentenza che ha concesso il beneficio, non semplicemente alla data di commissione dei reati.
  • Se, alla data di irrevocabilità della sentenza beneficiaria, il cumulo delle pene (tenendo conto delle condanne successive divenute irrevocabili) supera i limiti previsti dall'art. 163 c.p., la sospensione deve essere revocata.
  • La revoca può essere chiesta dal PM e la corte dell'esecuzione valuta d'ufficio i requisiti normativi: l'esistenza di una condanna successiva e il calcolo del cumulo sono determinanti.
  • In casi simili è fondamentale accertare con precisione le date di irrevocabilità delle diverse sentenze per il corretto computo del cumulo delle pene.
  • La difesa può tentare di contrastare la revoca contestando il calcolo del cumulo, l'effettiva entità delle pene rilevanti o l'applicazione del criterio temporale della irrevocabilità, ma la giurisprudenza di legittimità tende a confermare il criterio sopra indicato.

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