Cassazione Penale, Sentenza n. 48890/2022 del 22/12/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugnava la conferma della condanna per furto in abitazione pluriaggravato, lamentando: 1) vizi di motivazione nella riqualificazione del fatto in base all'art. 624-bis c.p. (furto in abitazione) invece che art. 624 c.p., sostenendo che non vi fu ingresso con finalità di sottrarre i beni ma ingresso consentito ed esercizio della sua attività di collaboratrice domestica; 2) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nonostante l'ammissione delle responsabilità prima della denuncia, l'indicazione del luogo in cui erano stati impegnati i valori, la restituzione e il tentativo di risarcimento e la sua incensuratezza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso (primo motivo), ritenendo assente il nesso finalistico richiesto dall'art. 624-bis c.p.: la Perrotti entrava nell'abitazione con il consenso e per svolgere la sua attività, non con il fine specifico di rubare. Ne consegue la derubricazione del fatto da furto in abitazione (art. 624-bis) a furto semplice (art. 624 c.p.), fermo restando il mantenimento delle aggravanti contestate. La sentenza impugnata è annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per la nuova determinazione della pena. Il secondo motivo è stato assorbito dalla riqualificazione operata.
Norme richiamate
Applicabile al furto semplice; la fattispecie ritenuta configurabile nel caso concreto in assenza del nesso finalistico tra ingresso e sottrazione.
Reato autonomo che richiede l'introduzione in luogo destinato a privata dimora con il nesso finalistico tra ingresso e impossessamento della cosa; non sussiste quando l'ingresso è consensuale o avviene per svolgere attività autorizzata e non per il fine specifico di rubare.
Norma richiamata come precedente previsione dell'aggravante ora ricavata nella fattispecie autonoma dell'art. 624-bis; contesto storico-normativo utile per la qualificazione.
Circostanze applicate nella qualificazione del fatto (richiamate nella sentenza ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio); il dispositivo di rinvio cita tali circostanze come rilevanti per il futuro giudizio sulla pena.
Giurisprudenza citata (Sez. U. sent. n. 31345/2017; Sez.4 sent. n. 18792/2019; Sez.4 sent. n. 3450/2018)
Costante orientamento secondo cui la nozione di privata dimora è ampia ma è necessario il nesso finalistico tra ingresso e sottrazione; ingresso con consenso o presenza per motivi leciti esclude la configurabilità dell'art. 624-bis.
Massime di principio
- Per qualificare il furto come 'in abitazione' ai sensi dell'art. 624-bis c.p. è essenziale provare non solo l'introduzione nel luogo di privata dimora ma anche il nesso finalistico: l'ingresso deve essere stato effettuato con il fine specifico di sottrarre i beni.
- L'ingresso nell'abitazione avvenuto con il consenso del titolare o per svolgere attività legittima (es. collaboratrice domestica) tende a escludere la configurabilità dell'art. 624-bis se non emergono prove che l'ingresso fosse finalizzato al furto.
- La derubricazione da 624-bis a 624 comporta una diversa calibratura del trattamento sanzionatorio anche se eventuali aggravanti contestate possono comunque permanere e incidere sulla pena.
- Le ammissioni di responsabilità, la collaborazione nel recupero e nella restituzione dei beni e il tentativo di risarcimento sono elementi che possono favorire il riconoscimento delle attenuanti generiche, ma il loro apprezzamento rimane di merito e dipende dalla valutazione complessiva del giudice.
- In ipotesi simili è fondamentale documentare il momento e le modalità dell'ingresso, la natura del consenso (se presente), e ogni prova del fine dell'agente per stabilire se sussiste il nesso finalistico richiesto dall'art. 624-bis.
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