Cassazione Penale, Sentenza n. 11179/2024 del 18/03/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente era stato arrestato in vista dell'estradizione verso la Macedonia del Nord in esecuzione di mandato d'arresto per il reato di truffa (condanna a 1 anno e 6 mesi). La Corte di appello territoriale aveva convalidato l'arresto e mantenuto la custodia in carcere ritenendo sussistente il pericolo di fuga, avendo rilevato l'assenza di prove di lavoro stabile in Italia, di un'impresa operativa collegata al ricorrente e di legami familiari stabili in Italia. Rekanski ha chiesto in cassazione la revoca o la modifica della misura custodiale sostenendo che non sussistono elementi concreti di pericolo di fuga e che la Corte non ha adeguatamente valutato misure cautelari meno afflittive (arresti domiciliari con braccialetto elettronico), né ha motivato specificamente il rifiuto di tali misure, pur essendo documentati elementi di ancoraggio al territorio (contratto di locazione, dichiarazioni delle forze dell'ordine sulla composizione familiare).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato soltanto in relazione alla scelta della misura cautelare. Ha confermato che la Corte territoriale ha fornito adeguata motivazione sulla sussistenza del pericolo di fuga (primo motivo infondato), ma ha invece censurato l'assenza di specifica motivazione circa l'inidoneità di misure meno afflittive quali gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Considerato che gli arresti domiciliari erano richiesti in un'abitazione per la quale risultava stipulato contratto di locazione fino al 12/05/2024, la Corte ha ritenuto che la valutazione della Corte d'appello fosse carente. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il giudizio alla Corte di appello di Trieste per un nuovo esame, con le formalità indicate (adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p.).
Norme richiamate
La Corte territoriale ha motivato la sussistenza del pericolo di fuga ai sensi della normativa sull'esecuzione e consegna ai fini di estradizione; la Cassazione ha ritenuto congrua tale motivazione rispetto al rischio di fuga in concreto.
Invocato dal ricorrente in relazione alla valutazione delle esigenze cautelari e del diritto a misure proporzionate; la Cassazione ha ritenuto che, per il profilo del pericolo di fuga, la Corte territoriale avesse agito correttamente.
art. 275, comma 3-bis cod. proc. pen.
Riguarda le misure cautelari alternative e l'obbligo di motivazione; la Cassazione ha rilevato che la Corte d'appello non ha fornito le specifiche ragioni per ritenere inidonei gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Collegato alle misure coercitive meno afflittive (es. controllo con braccialetto elettronico); la Corte ha censurato la mancanza di valutazione puntuale della loro applicabilità nel caso concreto.
art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.
Norma procedurale richiamata per gli adempimenti conseguenti all'annullamento con rinvio; la cancelleria è stata incaricata di provvedere agli adempimenti previsti.
Massime di principio
- Il pericolo di fuga deve essere valutato con motivazione concreta: l'assenza di legami o di elementi di ancoraggio al territorio può giustificare la custodia in carcere, ma la valutazione deve risultare esplicita e congrua.
- Quando esistono alternative meno afflittive (arresti domiciliari, braccialetto elettronico) la Corte che le rifiuta deve indicare specifiche e concrete ragioni di inidoneità; affermazioni apodittiche sono insuffcienti e possono determinare l'annullamento.
- Documenti come contratti di locazione, dichiarazioni delle forze dell'ordine su presenza familiare, comprovano elementi di radicamento sul territorio e devono essere considerati nella scelta della misura cautelare.
- In materia di estradizione la valutazione delle esigenze cautelari richiede un bilanciamento tra rischio di fuga e principio di proporzionalità delle misure: se la pericolosità non è tale da escludere misure meno afflittive, la custodia in carcere può essere sostituita.
- Se la motivazione è carente su punti decisivi, la Corte di Cassazione può annullare l'ordinanza e rinviare per un nuovo giudizio, con l'obbligo per la Corte territoriale di esprimersi puntualmente sulle misure alternative.
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