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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10456/2024 del 12/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per "errore di fatto" ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. la decisione che ha ritenuto sussistenti collegamenti con la criminalità organizzata e ha confermato il rigetto della richiesta di permesso premio ex art. 30-ter ord. pen.. Denuncia incongruenze tra due informative della DDA/Questura (2017 vs 2022), sostiene l'assenza di nuovi fatti e di elementi che lo colleghino ai clan (sottolinea comportamento intramurario positivo, vita rieducativa e assenza di segnalazioni da collaboratori), e contesta la valutazione del Tribunale e della Corte di Cassazione circa il pericolo di ripresa dei contatti con ambienti criminali.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il rimedio previsto dall'art. 625-bis c.p.p. (correzione di errore materiale o di fatto) è esperibile esclusivamente avverso pronunce di condanna (applicazione di sanzione penale) e non è utilizzabile contro provvedimenti del magistrato di sorveglianza relativi all'esecuzione (come il diniego di permesso premio). Per legge (art. 616 c.p.p.) il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di procedimento e, essendo la inammissibilità dovuta a profili di colpa nell'impugnazione, al versamento alla cassa delle ammende di Euro 3.000,00. La Corte, inoltre, aveva già ritenuto in una pronuncia precedente che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza era logica e coerente, avendo adeguatamente considerato elementi circa la pericolosità sociale, la mancanza di resipiscenza e i sospetti di collegamenti familiari con ambienti criminali.

Norme richiamate

  • art. 30-ter ord. pen.

    Norma che disciplina la concessione di permessi premio: il giudice di sorveglianza deve valutare concretamente elementi che escludano la possibilità di ripresa dei collegamenti criminali.

  • art. 4-bis, comma 1, Ordinamento Penitenziario (L. 354/1975)

    Precedentemente limitava la concedibilità di benefici ai detenuti condannati per reati a favore di associazioni mafiose; dopo la Sentenza n. 253/2019 della Corte Costituzionale la sua vigenza è stata ridimensionata, rendendo la presunzione di pericolosità non assoluta ma suscettibile di superamento mediante accertamento concreto.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 253/2019

    Ha dichiarato l'illegittimità del divieto assoluto previsto dall'art. 4-bis, rendendo la presunzione di pericolosità relativa e richiedendo una valutazione concreta delle condizioni individuali del detenuto.

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Consente la correzione dell'errore materiale o di fatto da parte della Corte di cassazione, ma, secondo la giurisprudenza citata nella sentenza, è esperibile solo contro pronunce di condanna (applicazione di sanzione penale) e non contro provvedimenti attinenti all'esecuzione della pena decisi dal magistrato di sorveglianza.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede le conseguenze processuali della inammissibilità dell'impugnazione, incluse le spese e gli eventuali versamenti alla cassa delle ammende se l'inammissibilità è dovuta a profili di colpa nell'impugnazione.

  • Sez. V, n. 19536/2022 (richiamata)

    Il giudice di sorveglianza, al fine di verificare la concedibilità di un permesso premio ex art.30-ter ord. pen. è tenuto a compiere un esame in concreto degli elementi individualizzanti che caratterizzano il percorso rieducativo del detenuto, dai quali si possa desumere la proiezione attuale a recidere i collegamenti criminali mafiosi e a non riattivarli in futuro

    Principio secondo cui la valutazione del magistrato di sorveglianza deve essere concreta e individualizzata; la Corte di cassazione verifica la logicità e coerenza della motivazione del giudice di merito.

  • SS.UU., 27 marzo 2002 (sul concetto di errore di fatto)

    Definizione giurisprudenziale dell'errore di fatto ai sensi dell'art. 625-bis come défaillance percettiva negli atti interni al giudizio di legittimità che ha influito sulla decisione.

  • Sez. 5, Sentenza n. 26033 del 13/07/2020 (Rv. 279530)

    Precedente che precisa l'inapplicabilità del rimedio ex art. 625-bis ai provvedimenti del magistrato di sorveglianza, poiché tali provvedimenti non incidono sulla condanna ma su modalità di esecuzione.

Massime di principio

  • Il rimedio di cui all'art. 625-bis c.p.p. per "errore di fatto" è utilizzabile solo avverso pronunce di condanna (applicazione di una sanzione penale) e non è il canale corretto per impugnare provvedimenti del magistrato di sorveglianza relativi all'esecuzione della pena (permessi premio, affidamento, ecc.).
  • Le decisioni del giudice di sorveglianza sulla concedibilità di benefici devono essere fondate su una valutazione concreta e individualizzata degli elementi rieducativi e del rischio di ripresa di collegamenti criminali; la Corte di cassazione controlla la logicità e coerenza di tale valutazione, ma non sostituisce il sindacato di fatto del giudice di merito.
  • Informative di polizia o DDA divergenti possono legittimamente incidere sulla valutazione del rischio se la più recente contiene elementi che modificano il quadro; la mera assenza di nuovi fatti non impedisce che una nuova valutazione basata su acquisizioni più aggiornate sia ritenuta rilevante.
  • La mancata collaborazione con la giustizia e l'assenza di segni di resipiscenza (es. continuare a proclamarsi innocente) pesano negativamente nella concessione di permessi premio, soprattutto se correlati a reati commessi nell'ambito di criminalità organizzata.
  • Prima di proporre un ricorso per "errore di fatto" è essenziale verificare l'ammissibilità del rimedio rispetto al tipo di provvedimento impugnato: ricorsi manifestamente inammissibili espongono il ricorrente a condanne per spese e ammende, in particolare se l'impugnazione rivela profili di colpa.
  • Per contestare valutazioni di merito del magistrato di sorveglianza conviene utilizzare i rimedi processuali più appropriati (es. reclamo al Tribunale di sorveglianza, ricorsi nei termini e modi previsti) piuttosto che il rimedio straordinario per errore di fatto.

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