Cassazione Penale, Sentenza n. 1656/2023 del 17/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di convalida dell'arresto per il delitto di resistenza ex art. 337 c.p.; il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione per non aver valutato la scriminante prevista dall'art. 393-bis c.p., lamenta l'illegittimità dell'arresto (i Carabinieri avrebbero assistito solo allo strattonamento del cancello, senza violazione di domicilio), e sostiene che la reazione sarebbe stata giustificata, quantomeno putativamente, per un tentativo di chiarimento con l'ex fidanzata. Chiede annullamento della convalida e caducazione della misura cautelare.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il giudice ha rilevato che la rinuncia al ricorso prodotta dal difensore non era efficace in assenza di procura speciale; tuttavia, anche valutando l'interesse residuo, il motivo di ricorso era essenzialmente una diversa valutazione dei fatti e delle risultanze probatorie (rimessa a un nuovo apprezzamento dei fatti), ciò che in sede di legittimità non è consentito in assenza di specifici vizi logico-giuridici dell'ordinanza impugnata. Il Tribunale aveva documentato coerenza tra dichiarazioni dei militari e delle testimoni riguardo all'atteggiamento aggressivo del ricorrente e alle lesioni procurate a due Carabinieri. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 337 c.p. (resistenza a pubblico ufficiale)
La norma indica il reato per cui è stato convalidato l'arresto; il giudice ha ritenuto che dagli atti emergessero elementi tali da legittimare la restrizione della libertà in relazione alla configurabilità del reato e alla sua attribuibilità al ricorrente
art. 393-bis c.p. (scriminante putativa / causa di giustificazione)
Il ricorrente invocava la scriminante putativa come giustificazione della sua reazione; il giudice di legittimità ha osservato però che tale questione implicava una rivalutazione fattuale degli elementi acquisiti e della percezione soggettiva del ricorrente, materia non sindacabile in sede di Cassazione se non mostrando specifici vizi di diritto nel provvedimento impugnato
Massime di principio
- In Cassazione non è consentito il sindacato di merito volto a riformulare la valutazione probatoria o a proporre una diversa lettura dei fatti: l'impugnazione deve indicare vizi giuridici o ragionamenti illogici del provvedimento impugnato
- La rinuncia al ricorso apposta dal difensore necessita, per essere efficace, della procura speciale; in mancanza la dichiarazione non produce effetti
- La scelta di un rito alternativo e la revoca successiva di una misura cautelare non comportano automaticamente l'assenza di interesse a impugnare una convalida dell'arresto, ma l'oggetto dell'impugnazione resta circoscritto ai profili di legittimità
- Le deduzioni basate su scriminanti putative o giustificazioni soggettive richiedono un'approfondita dimostrazione nei fatti; se si limitano a chiedere una diversa ricostruzione degli elementi probatori, saranno inammissibili in sede di legittimità
- Per contestare efficacemente una convalida d'arresto occorre individuare vizi specifici del ragionamento del giudice (contraddizioni, omessa valutazione di elementi rilevanti, errori di diritto), non una mera richiesta di riconsiderazione degli atti
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