Cassazione Penale, Ordinanza n. 07156/2026 del 23/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito resta quindi ferma, con conferma sostanziale della responsabilità per tentata estorsione.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che lo aveva ritenuto responsabile del delitto di tentata estorsione. Con l'unico motivo ha dedotto violazione di legge e difetto di motivazione, contestando la qualificazione giuridica del fatto e, in sostanza, la sussistenza degli elementi costitutivi del reato. La Corte di cassazione rileva però che la censura riproduce questioni già esaminate e disattese dal giudice di merito con motivazione logica e giuridicamente corretta, in particolare quanto all'idoneità della minaccia a coartare la volontà della vittima e alla finalità di conseguire un ingiusto profitto con danno patrimoniale, consistito nella pretesa cessione di un alloggio popolare dietro pagamento di una somma irrisoria.
Norme richiamate
Il fatto è stato ritenuto astrattamente riconducibile alla fattispecie di estorsione tentata, in presenza di una minaccia idonea a coartare la vittima e a determinare un ingiusto profitto con altrui danno patrimoniale.
Non citato espressamente nel testo, ma la valutazione riguarda una minaccia strumentale alla coartazione della volontà della vittima; tuttavia, non essendo richiamato dalla sentenza, non viene assunto come norma applicata.
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità il motivo di ricorso che si limiti a riproporre doglianze già esaminate e confutate in modo coerente dalla corte di merito è inammissibile, se non individua un effettivo vizio di violazione di legge o di motivazione.
- Ai fini della configurabilità del tentativo di estorsione, è sufficiente che la minaccia sia idonea, secondo un giudizio ex ante, a coartare la volontà della vittima e a orientarla verso una disposizione patrimoniale non dovuta.
- La tentata estorsione richiede la prospettazione di un ingiusto profitto con altrui danno patrimoniale; il profitto può consistere anche nell'acquisizione o trasferimento di un bene, se perseguito mediante intimidazione e a condizioni economicamente irrisorie.
- Quando la motivazione della sentenza di merito affronta in modo specifico gli elementi costitutivi del reato contestato, la Cassazione non può sostituire una diversa lettura del fatto alla valutazione già compiuta dal giudice di appello, salvo vizi realmente decisivi.
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