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Cassazione Penale, Ordinanza n. 07091/2026 del 23/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

A seguito di sentenza di applicazione della pena su concorde richiesta delle parti, nella quale era stata disposta la confisca ex art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000, il condannato chiedeva il dissequestro e la restituzione di alcuni beni mobili, in particolare preziosi e dispositivi elettronici, sostenendo che tali beni non fossero stati oggetto di confisca. Il G.i.p. rigettava la richiesta con ordinanza emessa de plano, senza fissare udienza e senza contraddittorio con la difesa. Nel ricorso per cassazione venivano dedotti: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata trattazione in udienza; 2) violazione di norme processuali in relazione all'art. 262, comma 4, c.p.p., assumendo che i preziosi, di proprietà della moglie, non avessero pertinenzialità con i reati ascritti; 3) violazione di legge perché non sarebbe stato possibile disporre il sequestro per equivalente in assenza di confisca diretta definitiva nei confronti dei coimputati.

La decisione

La Corte non esamina i motivi di merito sulla restituzione dei beni, ma rileva che l'ordinanza impugnata, emessa de plano dal G.i.p. in materia di confisca, non era impugnabile con ricorso per cassazione bensì con opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento. In applicazione del favor impugnationis, qualifica quindi l'atto come opposizione e dispone la trasmissione degli atti al G.i.p. del Tribunale di Reggio Calabria affinché proceda al riesame pieno della questione.

Norme richiamate

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74 del 2000

    norma richiamata quale base della confisca disposta con la sentenza di applicazione della pena, rispetto alla quale è stata avanzata l'istanza di dissequestro e restituzione.

  • art. 667 c.p.p., comma 4

    individua il rimedio dell'opposizione avverso l'ordinanza emessa de plano dal giudice dell'esecuzione o comunque nei casi previsti dalla norma.

  • art. 676 c.p.p.

    richiamato con l'art. 667 c.p.p. come disciplina dei provvedimenti in materia di esecuzione e del relativo rimedio oppositivo.

  • art. 262, comma 4, c.p.p.

    invocato dal ricorrente a sostegno della tesi secondo cui i beni di proprietà di terzi non sarebbero pertinenti ai reati e non potrebbero essere mantenuti in sequestro/confisca nei termini dedotti.

Massime di principio

  • Quando il giudice dell'esecuzione provvede de plano in materia di confisca o di provvedimenti ad essa connessi, il rimedio corretto è l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso l'ordinanza, non il ricorso immediato per cassazione.
  • L'erronea proposizione del ricorso per cassazione non deve tradursi in una declaratoria di inammissibilità se l'atto è comunque riconoscibile come impugnazione di un provvedimento oppositivo: in applicazione del favor impugnationis, il giudice deve riqualificare l'atto nel rimedio corretto e trasmettere gli atti al giudice competente.
  • La qualificazione dell'impugnazione come opposizione consente di preservare la cognizione piena del giudice dell'esecuzione sul provvedimento adottato senza formalità di procedura.
  • In materia esecutiva, il controllo preliminare sul corretto mezzo di impugnazione precede l'esame dei motivi sostanziali relativi alla pertinenzialità dei beni, alla titolarità degli stessi o alla possibilità di confisca per equivalente.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNe bis in idem

Testo integrale

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