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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25311/2023 del 12/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza di riesame che, pur avendo disposto il dissequestro e la restituzione dei soli conti correnti intestati al ricorrente e alla moglie, non ha motivato rispetto alla necessità e proporzionalità del mantenimento del vincolo sugli altri beni sottoposti a sequestro (polizze assicurative, quote societarie e altro), non avendo esaminato le deduzioni difensive in relazione ai beni della coniuge e omettendo una valutazione esaustiva del rapporto tra il profitto del reato (euro 390.758,69) e il valore complessivo dei beni vincolati

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Bari perché svolga un nuovo giudizio nel quale compia una valutazione motivata e completa del rapporto di proporzionalità tra il profitto contestato e tutti i beni sottoposti a sequestro (immobile, polizze, quote societarie, canoni), tenendo conto della documentazione, delle perizie e delle deduzioni difensive, con particolare riguardo alla natura e convertibilità dei cespiti e ai diritti di terzi (es. coniuge)

Norme richiamate

  • Codice penale

    Gli artt. 110 e 314 indicano il concorso di persone e il reato di peculato rispetto ai quali è stato quantificato il profitto illecito; tale contestazione giustifica l'adozione di misure cautelari reali finalizzate alla confisca diretta o per equivalente

  • Principio di proporzionalità (anche di fonte sovranazionale)

    La misura cautelare reale deve essere proporzionata rispetto al profitto del reato; la verifica richiede un test calibrato sulla tipologia di sequestro e sulla convertibilità/valutazione economica dei beni sottoposti a vincolo

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 6, n. 22104 del 17/02/2021 (Caliri), Rv. 281307

    Il tribunale del riesame deve verificare, sulla base della documentazione e delle deduzioni, la proporzione tra valore dei beni sottoposti a sequestro e profitto del reato quando il sequestro è funzionale alla confisca per equivalente; in mancanza si realizza una sproporzionata compressione del diritto di proprietà

Massime di principio

  • Il giudice che decide sul riesame di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente deve valutare esplicitamente la proporzionalità tra profitto contestato e valore complessivo dei beni vincolati, non limitandosi a trattare solo alcuni cespiti
  • La valutazione di proporzionalità varia in funzione della natura del bene (liquidità dei conti correnti vs. immobili, polizze o quote societarie) e richiede perizie o stime che tengano conto della convertibilità e dei redditi derivanti
  • I beni intestati a terzi o al coniuge devono essere esaminati separatamente e il giudice deve motivare se e perché tali beni possano rimanere vincolati in funzione della garanzia della confisca
  • La semplice restituzione parziale (es. dei conti correnti) non è sufficiente a motivare il mantenimento del vincolo sugli altri beni: occorre spiegare la scelta di concentrare il vincolo su determinati cespiti piuttosto che su altri
  • In caso di motivazione insufficiente o omissioni circa la verifica della proporzionalità, la sentenza può essere annullata con rinvio per un nuovo esame approfondito

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