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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22207/2026 del 16/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale)

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza con cui il Tribunale di sorveglianza di Roma aveva rigettato le istanze di detenzione domiciliare e di affidamento in prova al servizio sociale relative al residuo di pena che stava espiano per reati di violenza sessuale, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia. Con unico motivo denunciava violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che il giudice avesse negato l'accesso ai benefici solo perché egli non aveva ammesso i fatti per cui era stato condannato, e che avesse espresso un ingiustificato giudizio prognostico sfavorevole sulla reiterazione di reati, nonostante la rivisitazione del proprio agito, la buona condotta intramuraria e la prospettata attività lavorativa.

La decisione

La Corte ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza si sia mosso correttamente entro i principi sulla discrezionalità nella concessione delle misure alternative, avendo valutato complessivamente la personalità del condannato, l'evoluzione trattamentale, la recente e ancora embrionale revisione critica, nonché la necessità di una sperimentazione preliminare attraverso brevi permessi orari con familiari. Ha escluso che il diniego fosse fondato su automatismi, sulla sola mancata ammissione dei fatti o su un rilievo decisivo della gravità del reato. La motivazione è stata ritenuta non illegittima, non mancante e non contraddittoria; il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al pagamento di euro 3000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    In caso di diffusione del provvedimento devono essere omesse le generalità e gli altri dati identificativi.

  • art. 4-bis ord. pen.

    Richiamato solo in via generale nella tassonomia non emergente dal testo; nel provvedimento non è oggetto di decisione.

Massime di principio

  • La concessione delle misure alternative alla detenzione è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice di sorveglianza, che deve verificare la meritevolezza del condannato e l'idoneità del beneficio a favorirne il reinserimento sociale, senza automatismi.
  • Il giudice di sorveglianza può valorizzare le relazioni dell'osservazione trattamentale, ma non ne è vincolato e deve compiere una valutazione autonoma e complessiva della personalità, dello stile di vita e della pericolosità residua.
  • Il diniego di benefici penitenziari è legittimo quando si fonda su un giudizio prognostico sfavorevole frutto del ponderato bilanciamento di tutti gli elementi rilevanti del caso, compresa l'eventuale evoluzione trattamentale e la gradualità del percorso rieducativo.
  • La gradualità nella concessione dei benefici penitenziari costituisce criterio razionale di apprezzamento delle esigenze rieducative e della previsione di reinserimento, pur non essendo una regola assoluta.
  • In sede di legittimità non è censurabile la valutazione discrezionale del giudice di sorveglianza se la motivazione risulta esistente e non contraddittoria; non basta contrapporre una diversa lettura dei fatti o della personalità del condannato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMisure alternative
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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