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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26467/2022 del 08/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il PM ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Mantova che non aveva convalidato l'arresto per furto aggravato. Ha dedotto due censure: (1) inosservanza dell'art. 382 c.p.p. e vizi di motivazione perché l'arresto sarebbe stato legittimo in quanto la polizia giudiziaria intervenne pochi minuti dopo sulla base della segnalazione di un testimone e rintracciò l'indagato per corrispondenza alle caratteristiche descritte; (2) omissione del giudice monocratico nel decidere sulla richiesta di applicazione di misura cautelare dopo la non convalida dell'arresto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto che fosse manifestamente infondato: la giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite) esclude la legittimità di un arresto in "quasi flagranza" quando esso è stato effettuato sulla base esclusiva delle informazioni fornite da vittime o terzi, dovendosi invece trattare di percezione immediata e autonoma da parte della polizia giudiziaria; il Tribunale aveva correttamente escluso la quasi flagranza e aveva rilevato l'assenza di tracce pertinenti sul fermato. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto che la questione fosse improcedibile in cassazione: il diniego di misura cautelare non è sindacabile in Cassazione ma impugnabile, per il PM, con appello al Tribunale del riesame ai sensi dell'art. 310 c.p.p.; pertanto, se il PM impugna entrambi i provvedimenti in un unico ricorso, la Cassazione può pronunciare solo sulla mancata convalida, non sul diniego della misura cautelare. Di conseguenza il ricorso è stato dichiarato inammissibile e respinto.

Norme richiamate

  • art. 382 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma violata in relazione alla convalida dell'arresto; la Corte ha valutato la legittimità dell'arresto alla luce della nozione di "quasi flagranza" sviluppata dalla giurisprudenza

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'ambito dei motivi deducibili in cassazione nel procedimento avverso l'ordinanza di mancata convalida; il ricorso è stato valutato nei limiti di tale disciplina

  • art. 310, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce che il pubblico ministero può impugnare il diniego di misura cautelare con appello al Tribunale del riesame; da ciò deriva l'improcedibilità della censura sul diniego della misura in sede di cassazione

  • art. 568, comma 5, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al divieto di convertire il ricorso per cassazione in appello quando il PM abbia impugnato sia la mancata convalida sia il diniego di misura cautelare; la Cassazione può decidere solo sulla convalida

Massime di principio

  • Un arresto in "quasi flagranza" richiede l'immediata e autonoma percezione da parte della polizia giudiziaria delle tracce del reato e del loro collegamento con l'indiziato; non è sufficiente l'informazione fornita da vittime o terzi.
  • L'assenza di reperti o tracce pertinenti sul fermato è un elemento che rafforza l'esclusione della quasi flagranza.
  • Il pubblico ministero non può impugnare il diniego di misura cautelare direttamente in Cassazione: per il diniego la strada prevista è l'appello al Tribunale del riesame ai sensi dell'art. 310 c.p.p.
  • Se il PM impugna con un unico ricorso sia la mancata convalida sia il diniego della misura cautelare, la Corte di Cassazione esaminerà soltanto la questione della convalida e non potrà trasformare il ricorso in appello sul tema della misura cautelare.
  • In situazioni simili è opportuno documentare in modo chiaro la percezione diretta degli elementi di reato da parte della polizia giudiziaria (tempo, modalità, riscontro di tracce) e, se si vuole impugnare il diniego di misura, seguire il rimedio processuale specifico (appello al riesame) invece della Cassazione.

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