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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26263/2022 del 08/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso mirava all'annullamento parziale della sentenza d'appello per tre censure principali: 1) vizio di motivazione e violazione di legge con riguardo alla qualificazione della detenzione della droga come finalizzata allo spaccio e non all'uso personale, sostenendo che il mero superamento della quantità consentita non determina presunzione di destinazione a terzi; 2) mancato riconoscimento della fattispecie di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nonostante la detenzione di sostanze diverse e la non occasionalità del piccolo spaccio; 3) violazione di legge e vizio motivazionale in relazione alla confisca disposta ex art. 240-bis c.p. (confisca per sproporzione) della somma di € 4.300,00: si lamentava di non essere stato messo nelle condizioni di giustificarne il possesso e che la pubblica accusa non avrebbe dimostrato la sproporzione rispetto allo stato di disoccupazione dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondati i primi due motivi, confermando la valutazione di merito della Corte d'appello che aveva ricostruito compiutamente il quadro probatorio: quantitativi rilevanti (gr. 41 di cocaina al 41% di purezza, idonei a ricavare circa 203 dosi; gr. 2,6 di eroina per circa 24 dosi), il rinvenimento di un bilancino di precisione, otto smartphone e la somma di € 4.300,00, elementi che, congiuntamente, legittimano la conclusione sulla destinazione della sostanza allo spaccio. Ha altresì confermato l'esclusione della fattispecie di lieve entità in considerazione del dato ponderale, della pluralità di sostanze e della somma di denaro. Quanto al terzo motivo, la Corte ha ritenuto legittima la confisca ex art. 240-bis: alla luce della giurisprudenza è scattata la presunzione iuris tantum di illecita accumulazione in presenza di sproporzione tra patrimonio e redditi (qui: assenza di attività lavorativa e somma non minima), presunzione che il soggetto può superare con specifiche allegazioni sulla provenienza lecita; l'imputato non ha fornito tali allegazioni in cassazione, né poteva essere ritenuta invertita l'onere probatorio.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 1

    Disciplina il reato di detenzione di stupefacenti; la Corte ha ritenuto che i quantitativi e gli altri elementi probatori possano concorrere a dimostrare la destinazione allo spaccio

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 5

    La norma sull'ipotesi di lieve entità può essere riconosciuta solo se la lesione del bene giuridico è di minima offensività, valutando quantità, qualità, mezzi, modalità e circostanze; qui è stata esclusa per gli elementi probatori concreti

  • cod. pen., art. 240-bis

    Prevede la confisca per sproporzione: dalla prova della sproporzione tra patrimonio e redditi (onere della pubblica accusa) scatta una presunzione iuris tantum di illecita accumulazione che il soggetto può superare con specifiche e verificate allegazioni

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 85-bis

    Collega le condanne per taluni delitti previsti dall'art. 73 all'applicazione dell'art. 240-bis in materia di confisca; richiamata per giustificare la confisca nei casi di condanna

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Riferimento procedurale alle ipotesi di applicazione della pena (menzione nell'ambito delle norme che rendono operativa la confisca "allargata" nei casi di patteggiamento o applicazione pena)

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1

    Limiti di motivazione per i motivi in cassazione: il ricorso deve indicare i motivi nei limiti strettamente necessari per la decisione; la Corte ha ritenuto che il ricorso riproducesse censure già valutate in appello

  • D.L. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12-sexies (richiamato - ora art. 240-bis)

    Principio secondo cui i beni di cui il condannato non può giustificare la provenienza sono confiscabili; la giurisprudenza ha stabilito la presunzione iuris tantum di illecita accumulazione

Massime di principio

  • La qualificazione della detenzione di stupefacenti come destinata allo spaccio si basa su una valutazione di merito che considera insieme il dato quantitativo, la purezza, gli strumenti (bilancini), elementi organizzativi (più telefoni) e denaro contante: il superamento del limite tabellare non è di per sé decisivo ma costituisce un elemento probatorio rilevante
  • Il riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità (art. 73, comma 5 d.P.R. 309/1990) è residuale e può essere escluso quando anche uno solo degli indici legislativamente previsti indichi una offensività non minima; il giudizio è di merito e la Cassazione interviene solo per mancanza o manifesta illogicità della motivazione
  • In tema di confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) la prova della sproporzione spetta alla pubblica accusa e, una volta accertata, opera una presunzione "iuris tantum" di illecita provenienza che il soggetto può superare mediante specifiche e verificabili allegazioni circa la provenienza lecita dei beni o del denaro
  • L'onere, nella pratica, implica che l'imputato debba fornire elementi concreti e documentabili (ad es. risparmi dimostrabili, donazioni, precedenti entrate lecite) per sfatare la presunzione; la mancata allegazione o produzione di tali elementi rende legittima la confisca
  • Il sindacato della Corte di Cassazione sulla valutazione delle prove fatta dal giudice di merito è limitato: non sostituisce le valutazioni probatorie del giudice di merito se la motivazione è congrua e priva di illogicità manifesta
  • Se ci si trova in una situazione simile, è essenziale per la difesa: a) documentare la fonte lecita di somme rilevanti (ricevute, contratti, attestazioni bancarie), b) contestualizzare e ridimensionare gli elementi indiziari (es. spiegare la presenza di più telefoni), c) fornire argomentazioni precise e prove per ottenere il riconoscimento della lieve entità o per scongiurare la confisca per sproporzione

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