Cassazione Penale, Sentenza n. 39156/2022 del 18/10/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riconoscimento di un indennizzo per ingiusta detenzione in relazione alla privazione della libertà subita da LONGO nell'ambito di un procedimento per rapina aggravata (in concorso con NOCENT Stefano, vittima PAGANINI Giovanni). Il GUP del Tribunale di Vicenza aveva poi assolto LONGO per non avere commesso il fatto. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda di riparazione ritenendo sussistente un comportamento ostativo ai sensi dell'art. 314 c.p.p. (macroscopica negligenza/violazione dei doveri di solidarietà sociale): LONGO sarebbe stato presente all'ingresso della galleria durante l'aggressione, non avrebbe impedito l'azione del NOCENT, avrebbe suggerito alla vittima di spiegare perché li seguiva, si sarebbe allontanato temendo il NOCENT e poi si sarebbe riunito all'amico, elementi che avrebbero creato la falsa apparenza del suo coinvolgimento. La difesa ha proposto tre motivi di ricorso: vizio di valutazione della condizione ostativa (art. 314 c.p.p.), mancata valutazione del comportamento posteriore alla misura e carenza di motivazione sulla misura della colpa grave.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima e coerente la valutazione della Corte d'appello secondo i principi di diritto applicabili: il giudice della riparazione valuta ex ante, in modo autonomo rispetto al giudizio di merito, se la condotta dell'indagato abbia contribuito a creare la falsa apparenza di responsabilità penale e può prendere in considerazione anche atti di connivenza passiva o condotte che rivelino macroscopica negligenza o violazione dei doveri di solidarietà sociale. La Suprema Corte ha considerato congrua la motivazione della Corte territoriale che ha valorizzato la presenza, le dichiarazioni rese dallo stesso LONGO e il suo comportamento di allontanamento/ricongiungimento con l'aggressore. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e LONGO è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente.
Norme richiamate
art. 314, comma 1, cod. proc. pen.
art. 314, comma 1, cod. proc. pen.
Disciplina il divieto di indennizzo per ingiusta detenzione quando la privazione della libertà sia imputabile alla condotta dell'interessato con dolo o colpa grave. La Corte ricorda che il giudice della riparazione deve verificare se il comportamento dell'indagato abbia contribuito, pur nell'errore dell'autorità, a creare la falsa apparenza della configurabilità del reato.
Cass. sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)
sez. 4 n. 9212 del 13/11/2013, Maltese, Rv. 259082
Principio secondo cui il giudice della riparazione valuta ex ante se la condotta abbia costituito il presupposto che ha ingenerato la falsa apparenza di responsabilità penale, con un iter motivazionale autonomo rispetto al giudizio penale di merito.
Cass. sez. 4, n. 27458 del 05/02/2019 (Hosni Hachemi Ben Hassen)
sez. 4 n. 27458 del 05/02/2019, Hosni Hachemi Ben Hassen, Rv. 276458
Conferma che il giudice della riparazione deve apprezzare autonomamente tutti gli elementi probatori e può considerare condotte che costituiscono macroscopica negligenza o gravissime violazioni di doveri di solidarietà sociale; la motivazione adeguata e congrua è incensurabile in Cassazione.
Cass. sez. 4, n. 3895 del 14/12/2017
sez. 4 n. 3895 del 14/12/2017, dep. 2018, R.v. 271739
Il giudice della riparazione può rivalutare fatti emersi nel processo penale, purché accertati e non esclusi dal giudice di merito, per decidere sulla sussistenza del diritto alla riparazione.
Cass. sez. 4, n. 15745 del 19/02/2015
sez. 4 n. 15745 del 19/2/2015, Rv. 263139
Stabilisce che la colpa grave ostativa può emergere anche da un atteggiamento di connivenza passiva quando esso indichi venir meno dei doveri di solidarietà sociale, tolleranza del reato se l'agente era in grado di impedirlo, o rafforzamento oggettivo della volontà criminosa dell'agente, con prova della conoscenza dell'attività criminosa.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante, se la condotta dell'indagato abbia contribuito a creare la falsa apparenza di responsabilità penale: non si tratta di rimettere in discussione la decisione di merito sulla colpevolezza, ma di accertare se gli atti dell'interessato abbiano reso plausibile l'errore dell'autorità.
- Elementi quali presenza sul luogo del delitto, dichiarazioni rese dall'indagato, comportamento di allontanamento o di riavvicinamento all'aggressore e omissione di iniziativa per impedire il reato possono costituire indici di 'colpa grave' quando rivelino macroscopica negligenza o violazione dei doveri di solidarietà sociale.
- La connivenza passiva può essere ritenuta ostativa all'indennizzo se l'agente era in grado di impedire la consumazione o la prosecuzione del reato o se la sua condotta ha oggettivamente rafforzato la volontà criminosa dell'autore materiale.
- La mera discrepanza tra la lettura difensiva dei fatti e quella del giudice di riparazione non è sufficiente in Cassazione: occorre provare vizi della motivazione (contraddittorietà, illogicità, insufficienza) per ottenere accoglimento del ricorso.
- Comportamenti successivi all'adozione della misura (es. chiarimenti, collaborazione) possono attenuare la valutazione del giudice della riparazione, ma non necessariamente la escludono se gli elementi originari continuano a mostrare una falsa apparenza rilevante.
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