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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39000/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per falsa testimonianza ai sensi dell'art.372 cod. pen. per avere dichiarato, dinanzi al giudice del lavoro, di non aver mai lavorato per la ditta "Tirreno service s.r.l." e di non conoscere il luogo di lavoro di Carmine Saporito, mentre emergeva dalle dichiarazioni del teste Seminara e da un estratto conto INPS l'esistenza del rapporto di lavoro. La difesa aveva invece prodotto visure camerali e l'estratto conto INPS che, a suo dire, dimostravano che la ricorrente aveva lavorato per diversa società, la "Logistica e trasporti del Tirreno s.r.l.", con diversa sede, e deduceva l'assenza dell'elemento oggettivo e dell'idoneità decettiva della testimonianza; inoltre denunciava un errore sull'indicazione del cognome e contestava la severità della pena e la mancata concessione delle attenuanti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi due motivi: la motivazione della Corte territoriale è stata ritenuta lacunosa e contraddittoria nella valutazione e nella conciliazione delle dichiarazioni testimoniali con le visure camerali e l'estratto INPS. Per tale ragione la sentenza impugnata è stata annullata e rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Messina per nuovo giudizio sui punti relativi alla sussistenza della responsabilità penale e all'elemento oggettivo del reato; l'annullamento assorbe i restanti motivi di ricorso.

Norme richiamate

  • art. 372 cod. pen.

    La normativa è stata interpretata nella prospettiva che il reato si configura con la consapevolezza e volontà di rendere dichiarazioni false; la Corte territoriale aveva altresì ritenuto irrilevante che la falsa testimonianza non avesse influenzato la decisione del giudice del lavoro. La Cassazione, invece, ha richiamato l'esigenza di una motivazione adeguata che dimostri la falsità e la sua riconciliazione con la prova documentale.

Massime di principio

  • La condanna per falsa testimonianza richiede prova chiara della falsità delle dichiarazioni e della consapevolezza dell'imputato; la mera testimonianza di un teste non è sufficiente senza adeguata comparazione e spiegazione delle prove documentali contrastanti.
  • Quando risultano documenti ufficiali (es. estratto INPS, visure camerali) in apparente contrasto con le dichiarazioni testimoniali, il giudice deve esplicitamente motivare come abbia risolto le contraddizioni; la mancata motivazione è motivo di annullamento in Cassazione.
  • L'errore formale nell'indicazione del cognome o altri dati anagrafici può essere rilevante ma non è necessariamente decisivo: occorre valutare se l'identità dell'imputato sia comunque determinata e se l'errore abbia arrecato pregiudizio alla difesa.
  • La rilevanza penale della falsa testimonianza non dipende necessariamente dall'effetto concreto sulla decisione del giudice della causa civile/lavoro, ma il giudice deve comunque motivare la ricorrenza degli elementi costitutivi (falsità e dolo).
  • In tema di pena, l'apprezzamento delle circostanze attenuanti (incensuratezza, comportamento collaborativo, assenza di conseguenze pregiudizievoli) richiede motivazione specifica; la mera affermazione dell'assenza di elementi positivi può non essere sufficiente.

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