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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9811/2024 del 07/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Costa impugnava la condanna per riciclaggio relativa a un'autovettura provento di furto rinvenuta in un box da lui locato, con targhe di altro veicolo apposte e una lamiera recante il numero di telaio "pulito" pronta per sostituzione. Il ricorrente deduceva: (1) vizio di qualificazione del fatto e insufficienza probatoria, perché la condanna si sarebbe basata su un unico indizio senza valutare l'uso promiscuo del locale e la possibilità di responsabilità per il furto o che si trattasse di tentativo; (2) illegittimità del riconoscimento della recidiva reiterata, posto che non vi sarebbe stata una precedente dichiarazione formale di recidiva e la Corte avrebbe fatto riferimento anche a condanne posteriori al fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato quanto deciso in appello. Ha ritenuto che la condanna per riciclaggio fosse supportata da una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti: l'autovettura nel box nella disponibilità esclusiva del ricorrente; mancanza di spiegazione attendibile sull'origine del possesso; presenza della targhetta "pulita" e della targa già apposta sulla vettura, indice che l'attività di clonazione/sostituzione era in corso. Perciò il reato è stato correttamente qualificato come consumato, non come tentato, atteso che atti idonei a ostacolare l'identificazione del bene (es. apposizione di targhe) sono sufficienti alla consumazione del reato di riciclaggio. Quanto alla recidiva reiterata, la Corte ha ritenuto corretta la valutazione basata sulla pluralità di condanne pregresse che, alla data del fatto, evidenziavano una maggior pericolosità sociale, conformandosi al principio delle Sezioni Unite (Sez. U., n. 32318/2023). Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 192, comma 2, cod. proc. pen.

    Il principio che i fatti possono essere provati anche mediante indizi e che tali indizi devono essere gravi, precisi e concordanti è richiamato per giustificare la valutazione complessiva degli elementi di prova che hanno sorretto la condanna per riciclaggio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali e al versamento da parte del ricorrente di una somma alla Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per liquidare l'ammenda di 3.000 euro.

  • Sez. 2, n. 35439 del 15/06/2021, Rv. 281963

    Giurisprudenza di legittimità che conferma che l'attività di smontaggio o altri atti idonei ad ostacolare l'identificazione del veicolo provento di furto possono integrare il reato di riciclaggio consumato; utilizzata in supporto alla qualificazione del reato come consumato.

  • Sez. 2, n. 11277 del 04/03/2022, Rv. 282820

    Ulteriore richiamo giurisprudenziale sul tema della consumazione del reato di riciclaggio tramite atti diretti a impedire l'identificazione del bene.

  • Sez. 2, n. 37559 del 30/05/2019, Rv. 277080

    Giurisprudenza che conferma l'inderogabilità della valutazione degli indizi come plurali e concordanti per affermare la responsabilità penale in reati con prove indirette.

  • Sez. U., n. 32318 del 30/03/2023, Rv. 284878

    Principio delle Sezioni Unite secondo cui, ai fini dell'applicazione della recidiva reiterata nel giudizio di cognizione, è sufficiente che al momento della consumazione del reato l'imputato sia gravato da più sentenze definitive per reati precedenti espressivi di maggiore pericolosità sociale, senza necessità di una previa dichiarazione di recidiva semplice; principio applicato per giustificare il riconoscimento della recidiva nel caso in esame.

Massime di principio

  • La presenza di beni provento di reato nella disponibilità esclusiva di una persona, unita all'assenza di una spiegazione credibile sull'origine e a elementi che dimostrino attività volte a impedire l'identificazione (es. targhe sostitutive, parti con numero di telaio "pulito"), può costituire una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti idonei a sostenere una condanna per riciclaggio anche se la "clonazione" non fosse ancora conclusa.
  • Il reato di riciclaggio è caratterizzato dalla consumazione anticipata: operazioni idonee a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del bene possono integrare il reato consumato e non necessariamente unicamente il tentativo.
  • Per contestare efficacemente una condanna fondata su prove indirette è necessario impegnarsi a dimostrare alternative concrete (es. uso promiscuo del luogo, titolarità diversa del bene, documenti che provino la lecita provenienza) e confrontarsi specificamente con la motivazione del giudice, non limitandosi ad affermazioni generiche.
  • Il riconoscimento della recidiva reiterata può essere fondato sulla pluralità di condanne definitive pregresse rilevabili alla data del fatto; non sempre è necessaria una formale declaratoria di recidiva semplice precedente, purché la motivazione colleghi le condanne pregresse alla maggiore pericolosità sociale dell'imputato.
  • In fase di impugnazione è utile contestare punto per punto la valutazione degli indizi formulata dalla Corte (es. esclusività della disponibilità del locale, possesso delle chiavi, riconoscimento da parte del locatore) e fornire prove documentali o testimoniali che dimostrino spiegazioni alternative e ragionevoli.

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