Cassazione Penale, Sentenza n. 21924/2022 del 07/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 12/10/2021 che aveva rigettato l'incidente di esecuzione volto a sospendere o revocare l'ingiunzione a demolire per abusi edilizi. Il ricorrente lamentava: 1) violazione e falsa applicazione dell'art. 2 c.p.p., sostenendo che la Corte si era sostituita all'autorita amministrativa sindacando una presunta concessione in sanatoria o la procedura per ottenerla senza istruttoria o perizia; 2) contraddittorieta e manifesta illogicita della motivazione, affermando che la semplice attivazione del procedimento per la sanatoria determinerebbe la perdita di efficacia dell'ingiunzione a demolire per la formazione di un nuovo provvedimento amministrativo implicito o esplicito.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo principale si fondasse su un presupposto di fatto errato: dagli atti non risultava alcuna concessione in sanatoria né una domanda pendente presso il Comune di Carini; gli atti amministrativi rilevati indicavano invece due ordini di demolizione (8/8/2002 e 7/7/2003), l'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale (3/3/2009), il rinnovo dell'ordine (2/10/2019) e il diniego della sanatoria (6/3/2020), mentre la difesa aveva prodotto solo una richiesta di revoca del diniego depositata il 6/5/2021. La Corte ha altresi ritenuto infondata l'affermazione che la mera istanza di sanatoria sospenda automaticamente l'ingiunzione di demolizione e ha osservato che l'acquisizione al patrimonio comunale ha privato il Musso della legittimazione ad impugnare l'ordine. Conseguentemente il ricorso e dichiarato inammissibile; il ricorrente e condannato al pagamento delle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Il ricorrente ha invocato la norma per censurare un presunto travalicamento di poteri della Corte; la Cassazione ha ritenuto che non vi sia stata violazione poiche la Corte di appello non ha sindacato una concessione inesistente ma ha valutato la mancanza di prova della sanatoria e si e limitata a constatare la regolarita degli atti amministrativi.
Applicata per disporre l'onere delle spese del procedimento e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilita del ricorso, essendo esclusa la colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilita.
Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13/6/2000
Richiamata per valutare l'eventuale colpa nella proposizione del ricorso; la Corte ha ritenuto che non sussistano elementi di colpa ma ha comunque applicato l'art. 616 c.p.p. per l'onere contributivo alla Cassa delle ammende.
Giurisprudenza: Sez. 3, n. 7399 del 13/11/2019 (Calise)
Richiamata a supporto del principio secondo cui l'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale puo privare il presunto responsabile dell'interesse e quindi della legittimazione ad impugnare l'ordine di demolizione, salvo che il consiglio comunale deliberi il mantenimento del manufatto per prevalenti interessi pubblici.
Massime di principio
- La mera presentazione di un'istanza di sanatoria non sospende automaticamente l'ingiunzione a demolire: per effetti impeditivi occorre un provvedimento amministrativo favorevole.
- Il giudice penale non puo sostituirsi all'autorita amministrativa nel rilasciare o nel convalidare una concessione in sanatoria; puo solo tener conto di un provvedimento amministrativo esistente e valido.
- Se l'immobile e stato acquisito al patrimonio comunale, il soggetto ritenuto responsabile puo perdere la legittimazione ad impugnare l'ordine di demolizione, salvo che l'ente decida diversamente per prevalenti interessi pubblici.
- Un ricorso fondato su presupposti di fatto non provati o contraddetti dagli atti amministrativi e manifestamente infondato e puo essere dichiarato inammissibile con condanna alle spese e applicazione delle sanzioni pecuniarie previste.
- In incidenti di esecuzione e contestazioni riguardanti l'efficacia di provvedimenti amministrativi, e necessario provare l'esistenza e la validita di provvedimenti amministrativi favorevoli per ottenere sospensive in sede penale.
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