Cassazione Penale, Sentenza n. 5375/2023 del 07/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la conferma di condanna per uso indebito di carta di pagamento deducendo che la condotta andava qualificata come frode informatica: sostengono che la TOMASELLO potrebbe essersi procurata il PIN mediante modalità fraudolente e dunque la fattispecie sarebbe diversa rispetto a quella contestata.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse fondato la decisione su una compiuta e coerente analisi degli elementi probatori (dichiarazioni della persona offesa, accertamenti bancari e l'assenza di accessi ai sistemi bancari) e che l'ipotesi alternativa di frode informatica proposta dai ricorrenti fosse meramente congetturale e priva di riscontri nel fascicolo. Per l'art. 616 c.p.p. i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. La Corte ha inoltre precisato che l'inammissibilità esclude la rilevazione della eventuale prescrizione sopravvenuta dopo la sentenza impugnata.
Norme richiamate
Decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176
art. 23, comma 8, D.L. 137/2020 (conv. L. 176/2020)
Richiamato in relazione alle forme di trattazione del ricorso (procedura prevista per l'esame della causa secondo le modalità straordinarie previste dalla norma).
Prevede la condanna al pagamento delle spese processuali e la possibilità di condannare il ricorrente al versamento alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; norma utilizzata per irrogare la sanzione pecuniaria di € 3.000,00.
Sezioni Unite della Corte di Cassazione
Sez. Un., n. 32 del 22/11/2000, De Luca
Costituisce principio secondo cui l'inammissibilità del ricorso preclude la valutazione di questioni sopravvenute come la prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata.
Giurisprudenza di legittimità sul limite del sindacato di fatto
Cass. Sez. 6, n. 27429 del 4/7/2006 (Lobriglio); Cass. Sez. 6, n. 25255 del 14/2/2012 (Minervini); Cass. Sez. VI n. 11194 del 8/3/2012 (Lupo)
Riafferma che la Corte di cassazione non può rivedere i fatti o sostituire la valutazione probatoria del giudice di merito con una diversa ricostruzione; il controllo è limitato alla correttezza logico‑giuridica della motivazione.
Massime di principio
- La Corte di cassazione non è competente a rivedere i fatti in modo da formulare una diversa lettura probatoria: le alternative ricostruttive devono trovare riscontro documentale o probatorio nel fascicolo per essere accolte.
- Per qualificare una condotta come frode informatica è necessario dimostrare concrete evidenze di accesso abusivo ai sistemi informatici o di modalità specifiche di acquisizione del PIN; mere ipotesi non sono sufficienti.
- Dichiarazioni della persona offesa e riscontri bancari (movimentazioni, assenza di accessi telematici) sono elementi decisivi per la qualificazione del reato di uso indebito di carta di pagamento.
- Un ricorso privo di argomentazioni critiche fondate o basato su congetture rischia l'inammissibilità e l'imposizione delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
- L'inammissibilità del ricorso impedisce alla Cassazione di prendere in considerazione questioni sopravvenute, come la prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata.
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