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Sentenza

Sentenza n. 2043/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per la declaratoria d’illegittimità -previa tutela cautelare - del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia al Cairo in merito alla richiesta di visto per reingresso.

Giustizia amministrativa202509252

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia al Cairo sulla richiesta di visto per reingresso, nonostante una precedente sentenza di annullamento del diniego e una successiva ordinanza cautelare

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a., chiedendo l'accertamento dell'illegittimità del silenzio formatosi sulla richiesta di visto per reingresso. La richiesta era stata presentata dopo che il TAR Lazio, con precedente sentenza, aveva annullato il diniego di visto per reingresso precedentemente adottato nei suoi confronti. Il TAR aveva inoltre disposto, con ordinanza cautelare, il riesame della condotta omissiva dell'Amministrazione e il riscontro immediato dell'istanza, in conformità alla precedente sentenza. L'Ambasciata non ha tuttavia provveduto, disattendendo il remand giudiziale e mantenendo un'inerzia sia procedimentale sia processuale.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. in ragione dell'inerzia dell'Ambasciata e della mancata ottemperanza alle precedenti statuizioni cautelari e decisorie. Ha ordinato all'Ambasciata d'Italia al Cairo di adottare, entro 15 giorni dalla comunicazione della sentenza, un provvedimento motivato sulla richiesta di visto per reingresso, conformandosi alla precedente sentenza del TAR Lazio. Non è stato disposto il rilascio del visto, ma l'obbligo di provvedere mediante una decisione espressa e motivata nel rispetto dell'effetto conformativo della precedente pronuncia. Il MAECI è stato condannato al pagamento delle spese processuali, liquidate in 1.000 euro, oltre accessori e rimborso del contributo unificato ove versato.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Il ricorso avverso il silenzio è stato accolto ordinando all'Amministrazione di provvedere con un atto espresso e motivato entro il termine stabilito dal giudice.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando l'Amministrazione non provvede su un'istanza entro un termine ragionevole e permane inerte anche dopo una pronuncia giudiziale che impone il riesame o il riscontro dell'istanza, il ricorso avverso il silenzio ai sensi dell'art. 117 c.p.a. deve essere accolto con ordine di adottare un provvedimento espresso e motivato entro il termine fissato dal giudice.
  • L'Amministrazione destinataria di una pronuncia giudiziale di annullamento e di successive misure cautelari di riesame deve conformare la nuova decisione al contenuto conformativo della pronuncia, senza poter mantenere l'inerzia procedimentale e processuale.
  • Nel giudizio avverso il silenzio, il giudice può ordinare all'Amministrazione di decidere sulla domanda entro un termine determinato, ma non può sostituirsi all'Amministrazione imponendo necessariamente l'adozione di un provvedimento favorevole, quando la decisione spetta ancora all'autorità amministrativa.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTermini del procedimento e silenzioGiudizio di ottemperanza
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneEffetto conformativo e riedizione del potereOttemperanza e commissario ad actaTermini del procedimento

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