Sentenza del 21/01/2015 n. 1012 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
La controversia originava dall'avviso di accertamento emesso dopo una verifica fiscale, che aveva rilevato l'omessa indicazione delle rimanenze finali e la mancata contabilizzazione di costi per affitto, automezzo, personale e imposte, oltre a sopravvenienze attive derivanti da liberalità familiari. La CTR Campania, con sentenza del 22 febbraio 2008, aveva accolto l'appello della contribuente, giudicando arbitrario l'accertamento induttivo e non sufficientemente fondate le presunzioni utilizzate. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, denunciando la violazione dell'art. 39, comma 2, del D.P.R. n. 600/1973 e vizi di motivazione. La Cassazione ha esaminato preliminarmente la procedibilità del ricorso, rilevando che la copia autentica della sentenza impugnata depositata dall'Agenzia era incompleta: terminava a frase tronca e mancavano le pagine successive, contenenti la parte della motivazione necessaria per valutare le censure.
La decisione
La Corte di cassazione, sezione tributaria, con decisione del 25 novembre 2014 depositata il 21 gennaio 2015, ha dichiarato improcedibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate ai sensi dell'art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c. L'incompletezza non era sanabile: né il fascicolo d'ufficio né quello della contribuente contenevano un'altra copia autentica integrale della sentenza. Poiché le pagine mancanti riguardavano la motivazione della CTR, non era possibile verificare la congruenza e la fondatezza dei motivi di cassazione. La Corte non ha quindi deciso nel merito le contestazioni fiscali né i motivi di ricorso. Nel testo riportato non è indicata una statuizione sulle spese.
Norme richiamate
Art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c.
Ciò si traduce, come pure questa Corte ha più volte rilevato, in una causa di improcedibilità del ricorso, poichè "l' art. 369 cod. proc. civ. non prevede eccezioni alla regola che il deposito di copia autentica della sentenza impugnata deve essere effettuato dalla parte ricorrente, onde è appunto improcedibile il ricorso qualora sia stata prodotta una copia incompleta" (26668/13; 1240/07; 6749/01).
Il ricorrente in cassazione deve depositare una copia autentica e integrale della decisione impugnata. Se la copia è incompleta, il ricorso è improcedibile, salvo che il contenuto integrale possa essere ricostruito da un'altra copia autentica presente nel fascicolo d'ufficio o prodotta dalla parte resistente.
Massime di principio
- Chi propone ricorso per cassazione deve verificare che la copia autentica della decisione impugnata sia completa e leggibile: una parte mancante può impedire l'esame del ricorso e determinarne l'improcedibilità.
- La mancanza può essere superata soltanto se una copia autentica integrale della decisione è già disponibile nel fascicolo d'ufficio o è stata prodotta dalla controparte; non basta che il contenuto mancante sia ipotizzabile o ricostruibile in modo incompleto.
- Quando la parte omessa contiene la motivazione del giudice d'appello, la Corte non può valutare le censure rivolte contro quella decisione; la pronuncia di improcedibilità non equivale a una decisione sul merito della controversia tributaria.
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