Cassazione Penale, Sentenza n. 30276/2025 del 04/09/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso l'ordinanza di convalida del provvedimento del Questore che aveva vietato per tre anni a Romano l'accesso e la stazionamento nelle immediate vicinanze di locali pubblici/aperte al pubblico in alcune zone di Formia e gli aveva imposto l'obbligo di presentarsi al Commissariato di Polizia di Formia il venerdì e il sabato tra le ore 21:00 e le 22:00 per due anni. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento all'art. 6, commi 2-5, della L. n. 401/1989 e all'art. 13-bis del D.L. n. 14/2017 (conv. L. 48/2017), contestando in particolare la prescrizione dell'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria per due anni
La decisione
La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'ordinanza del GIP che aveva convalidato il provvedimento del Questore (divieto di accesso/stazionamento per tre anni e obbligo di presentarsi per due anni nei giorni e orari indicati). La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito adeguata e coerente, avendo questi richiamato le modalità violente dei fatti contestati e i precedenti di polizia per stupefacenti del ricorrente, e ha applicato i consolidati principi sulla motivazione delle misure ai sensi della L. n. 401/1989. Il rigetto comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali
Norme richiamate
La Corte ha ritenuto che, ai sensi delle disposizioni richiamate, il giudice di merito non deve riprodurre analisi particolarmente dettagliate di tutte le deduzioni delle parti; è sufficiente una motivazione complessiva che indichi logicamente le ragioni della decisione e dimostri che siano stati considerati i dati decisivi per l'applicazione della misura, nonché che siano ricorrenti i presupposti normativi per imporre l'obbligo di presentazione
D.L. n. 14/2017, art. 13-bis (conv. L. 48/2017)
Norma richiamata nella contestazione: la Corte, nell'ambito del controllo di legittimità, conferma che le prescrizioni previste possono essere legittimamente imposte se emergono elementi fattuali concreti di pericolo/perturbazione dell'ordine pubblico (modi violenti dell'azione, precedenti) e se la motivazione oggettiva del GIP dimostra il rispetto dei presupposti
Massime di principio
- Le misure di divieto di accesso e gli obblighi di presentazione possono essere convalidati se il giudice di merito fornisce una motivazione complessiva e coerente che colleghi i fatti concreti ai presupposti normativi richiesti
- Il requisito della motivazione non impone l'analisi dettagliata di ogni singola deduzione difensiva: è sufficiente che il provvedimento mostri di aver preso in considerazione i dati decisivi e esponga ragioni logiche e adeguate della decisione
- Fatti caratterizzati da modalità violente e precedenti di polizia (anche per stupefacenti) costituiscono elementi rilevanti per giustificare misure restrittive della libertà di circolazione o obblighi di presentazione
- Per contestare efficacemente simili provvedimenti in sede di legittimità occorre dimostrare concretamente l'insufficienza, l'incoerenza o la mancanza di collegamento tra i fatti accertati e la misura imposta, non limitandosi a mere affermazioni generiche
- La proporzionalità (durata e regime della prescrizione) resta un criterio importante: se la difesa prova che la durata o le modalità dell'obbligo sono manifestamente sproporzionate rispetto ai fatti, può ottenere la riforma del provvedimento
- Il Pubblico Ministero in sede di cassazione può sostenere il mantenimento del provvedimento richiamando la giurisprudenza consolidata sulla sufficienza della motivazione globale e l'esistenza dei presupposti normativi
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