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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27441/2026 del 21/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il procedimento origina da una richiesta, formulata nell'interesse di un condannato per delitti ostativi di prima fascia, di accertamento dell'impossibilità o inesigibilità della collaborazione ex art. 58-ter ord. pen., in relazione alla pena in esecuzione derivante da condanna irrevocabile per concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, estorsione in concorso e autoriciclaggio continuato. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato l'istanza ritenendo che, alla luce del ruolo stabile e fiduciario svolto dal condannato nell'orbita del sodalizio mafioso e quale intermediario nelle riscossioni estorsive, non fossero esauriti gli spazi di collaborazione utile, individuandoli sia in ulteriori fatti conosciuti durante gli incontri con esponenti del gruppo mafioso, sia in dettagli sulle vicende estorsive e sui soggetti coinvolti. Il ricorso deduce violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che l'accertamento della collaborazione impossibile dovesse limitarsi ai fatti oggetto delle condanne in esecuzione e che il Tribunale avesse invece valorizzato ambiti conoscitivi relativi a fatti diversi e non giudicati; inoltre lamenta l'assenza di adeguata motivazione sui presunti attuali collegamenti con la criminalità organizzata e sul pericolo di loro ripristino, evocando anche la giurisprudenza costituzionale sull'art. 4-bis ord. pen.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo corretto il perimetro del giudizio operato dal Tribunale di sorveglianza. Ha affermato che, nei benefici penitenziari richiesti da condannati per delitti ostativi di prima fascia, l'accertamento dell'impossibilità o inesigibilità di un'utile collaborazione resta circoscritto alle circostanze e situazioni di fatto riferibili alle contestazioni oggetto delle sentenze irrevocabili in esecuzione e non può essere esteso a contenuti informativi ulteriori su condotte criminose diverse. Tuttavia, nel caso concreto, il Tribunale ha legittimamente individuato residui spazi collaborativi direttamente connessi alle imputazioni giudicate, valorizzando il contributo del condannato all'associazione mafiosa e il suo ruolo nelle estorsioni, senza trasformare il giudizio in una valutazione astratta di pericolosità o di generica contiguità. È stato inoltre ritenuto estraneo all'odierno sindacato il tema dell'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata o del pericolo di ripristino, poiché tale profilo attiene alla diversa fase di concessione del beneficio da parte del magistrato di sorveglianza. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 58-ter ord. pen.

    accertamento dell'impossibilità della collaborazione

    il giudizio sulla collaborazione impossibile o inesigibile è circoscritto alle circostanze e situazioni di fatto riferibili alle contestazioni oggetto delle condanne in esecuzione; non si estende a fatti diversi o ulteriori rispetto al giudicato

  • art. 4-bis, comma 1-bis, ord. pen.

    delitti ostativi di prima fascia

    nei benefici penitenziari per condannati per reati ostativi di prima fascia, la verifica della collaborazione utile va compiuta entro il perimetro dei fatti oggetto delle condanne e del ruolo concretamente accertato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali

    in caso di rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese processuali

  • Corte cost. n. 253 del 2019

    richiamata dal ricorrente a sostegno dell'interpretazione restrittiva dell'accertamento sulla collaborazione, ma la Corte di cassazione non la utilizza per smentire il ragionamento del Tribunale

  • Sez. 1, n. 14158 del 19/02/2020, Pg, Rv. 279120

    si ribadisce che l'accertamento dell'impossibilità o inesigibilità della collaborazione resta limitato alle contestazioni riferite alle sentenze di condanna in esecuzione e non può essere dilatato a contenuti informativi su condotte diverse

Massime di principio

  • Nel giudizio sulla collaborazione impossibile o inesigibile richiesto da un condannato per reati ostativi, il giudice deve verificare se, rispetto ai fatti oggetto delle condanne in esecuzione e al ruolo concretamente accertato, residuino ancora ambiti conoscitivi non esplorati e suscettibili di fornire un contributo utile all'autorità giudiziaria.
  • L'accertamento non può essere esteso a informazioni su fatti estranei al giudicato o su ulteriori condotte criminose diverse da quelle per cui la pena è in esecuzione, poiché tali profili appartengono alla collaborazione effettiva e non al giudizio preliminare sulla collaborazione impossibile.
  • In presenza di condanna per associazione mafiosa o concorso esterno, la possibile utilità della collaborazione può riguardare non solo singoli episodi-fine già emersi, ma anche l'assetto operativo del sodalizio, i canali di comunicazione, i rapporti interni e le modalità di esecuzione delle direttive, purché tali aspetti siano connessi alle imputazioni in esecuzione.
  • Quando il condannato abbia svolto un ruolo operativo in vicende estorsive collegate al sodalizio, il giudizio sulla residuale collaborazione utile può legittimamente investire i dettagli sulle modalità delle riscossioni, sulle persone coinvolte e sui rapporti funzionali tra vittime e referenti del clan.
  • Nel procedimento ex art. 58-ter ord. pen. il Tribunale di sorveglianza non deve decidere sulla concreta concedibilità del beneficio penitenziario sotto il profilo dell'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata o del pericolo di ripristino, profili che restano riservati alla successiva valutazione del giudice competente sul beneficio stesso.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniLiberazione anticipata
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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