Cassazione Penale, Sentenza n. 38873/2023 del 25/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto negativo di attribuzione sollevato dalla Corte d'appello di Roma in ordine alla competenza a decidere sull'istanza di applicazione dell'indulto proposta da Augusto Delle Chiaie. La questione verteva su quale Corte d'appello fosse giudice dell'esecuzione: Roma riteneva competente L'Aquila perché, secondo la Corte romana, la competenza si radica al momento della presentazione della domanda e non muta per la sopravvenuta esecutività di altra sentenza; la Corte d'Aquila aveva invece dichiarato la propria incompetenza ritenendo che il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo fosse una sentenza emessa dalla Corte d'appello di Roma (24/09/2018) divenuta definitiva il 17/10/2019. Nel concreto l'istanza era stata proposta l'11/08/2018 e la controversia riguardava tra l'altro l'effetto di una sentenza della Corte d'appello dell'Aquila del 24/10/2011 che aveva modificato la pronuncia di primo grado escludendo la recidiva specifica infraquinquennale e disapplicando la recidiva semplice.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato ammissibile il conflitto e lo ha risolto affermando la competenza della Corte d'appello di L'Aquila (che era la prima ad averla declinata). Ha ritenuto applicabile l'art. 665 c.4 c.p.p.: quando l'esecuzione riguarda più provvedimenti emessi da giudici diversi, è competente il giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo. In concreto, all'epoca della presentazione dell'istanza (11/08/2018) il provvedimento divenuto definitivo per ultimo era la sentenza della Corte d'appello di L'Aquila del 24/10/2011 (irrevocabile il 05/02/2014), e pertanto a quella Corte doveva essere attribuita la competenza. La Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'appello dell'Aquila.
Norme richiamate
Se l'esecuzione riguarda più provvedimenti emessi da giudici diversi, è competente il giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo; la competenza funzionale del giudice dell'esecuzione si radica al momento della presentazione della domanda (principio della perpetuatio jurisdictionis) e non muta per il successivo passaggio in giudicato di altra sentenza
Giurisprudenza di legittimità citata
Sez. 1, n. 16127 del 01/04/2021 (Rv. 281065 - 01); Sez. 1, n. 51271 del 30/09/2019 (Rv. 277733 - 01); Sez. 1, n. 6739 del 30/01/2014 - dep. 12/02/2014 (Rv. 259171)
Confermano il principio per cui la competenza del giudice dell'esecuzione si determina al momento della presentazione dell'istanza e non viene meno per il sopravvenire della definitività di altra sentenza; la giurisprudenza è stata utilizzata per confermare l'applicazione del principio in casi analoghi
Massime di principio
- La competenza del giudice dell'esecuzione si determina al momento della presentazione della domanda e, salvo casi particolari, non cambia se successivamente diventa irrevocabile un diverso provvedimento
- Quando l'esecuzione riguarda provvedimenti di giudici diversi, rileva quale di essi abbia emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo (art. 665 c.p.p.)
- Per stabilire la competenza bisogna verificare le date di irrevocabilità dei provvedimenti alla data di presentazione dell'istanza, non la data di iscrizione nei registri o nel casellario
- Se una sentenza di grado successivo ha operato una modifica sostanziale della pronuncia di primo grado (es. esclusione o disapplicazione della recidiva), essa può essere rilevante ai fini dell'individuazione del giudice dell'esecuzione
- In caso di rifiuto o conflitto tra giudici circa la competenza, la questione può essere risolta dalla Corte di legittimità che dichiara la competenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice competente
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