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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38874/2023 del 25/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 19/09/2022 che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento del vincolo della continuazione tra due sentenze di condanna a carico del Pergola: 1) sentenza della Corte di Appello di Roma del 12/11/2018 (irrev. 26/09/2019) per reati connessi allo spaccio di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990 e art. 81 c.p.); 2) sentenza della Corte di Assise d'Appello di Roma del 12/01/2021 (irrev. 13/01/2022) per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Il ricorrente censura: a) travisamento delle risultanze processuali relativamente alla contestazione dell'associazione mafiosa nel primo procedimento; b) violazione di legge per mancata considerazione degli indici di identità del disegno criminoso (identità del luogo, delle sostanze e sovrapposizione temporale nel 2004); c) insufficiente motivazione circa l'effetto dell'arresto/detenzione sul rigetto della continuazione.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che nel primo procedimento la partecipazione all'associazione mafiosa non era imputata al Pergola (anche se inizialmente era indicata in un capo d'imputazione provvisorio, non figura nel decreto che ha disposto il giudizio né nella cognizione della sentenza). Ha rilevato che la continuazione richiede un disegno criminoso unitario concepito e voluto sin dall'inizio; la Corte d'appello ha motivatamente escluso tale unità: l'associazione mafiosa (clan Spada) si è costituita successivamente ai fatti oggetto della prima sentenza, vi sono differenze di soggetti coinvolti e i periodi non sono coerentemente sovrapponibili, inoltre la detenzione del ricorrente (circa un anno) è elemento apprezzabile in senso contrario all'unitarietà. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81, comma secondo, codice penale

    Richiede che le varie azioni siano concepite e volute, nei loro termini essenziali, sin dall'inizio; la mera contiguità temporale o la medesima tipologia di reato non sono sufficienti a configurare la continuazione

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma che punisce il traffico e la detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti; nel caso concreto il reato di spaccio accertato nella prima sentenza non è stato ritenuto come reato "fine" del successivo reato associativo nei confronti del medesimo imputato

  • art. 416-bis codice penale

    Regola l'associazione di tipo mafioso; la Corte ha sottolineato che la costituzione dell'associazione ad opera del clan Spada è successiva ai fatti contestati nella prima sentenza, perciò non è possibile considerare quei fatti come finalità prefigurata dall'associazione

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione (art. 81, 2° c.) è necessario provare che le azioni criminose siano parte di un medesimo disegno concepito e voluto sin dall'inizio; la semplice ripetizione di reati della stessa specie non basta
  • La coincidenza di luogo, tipo di sostanza o parziale sovrapposizione temporale sono indici utili ma non decisivi: vanno valutati nel contesto e con altri elementi probatori per dimostrare l'unità progettuale
  • La costituzione successiva di un'associazione criminale non può retroagire per trasformare fatti anteriori in atti diretti a perseguire il programma associativo; occorre che l'associazione esistesse già al momento della pianificazione
  • Un periodo di detenzione significativo tra le condotte può essere elemento ostativo al riconoscimento della continuazione, se idoneo a interrompere l'unità del progetto criminoso
  • In sede di Cassazione non si riesamina il merito probatorio; è sindacabile solo il travisamento delle risultanze, la mancata valutazione di prova decisiva o la mancanza di adeguata motivazione da parte del giudice di merito

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