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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43388/2024 del 28/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta e autonoma la valutazione della Corte della riparazione, la quale ha apprezzato gli elementi fattuali e le ammissioni del ricorrente ritenendoli idonei a creare la falsa apparenza di responsabilità. Conseguentemente il ricorso viene respinto e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese del Ministero resistente.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Genova che, in sede di rinvio per richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione, aveva rigettato la domanda ritenendo che l'interessato avesse con il proprio comportamento contribuito a creare l'apparenza di responsabilità quale complice nella rapina commessa da Nicola CLAPS. A fondamento del rigetto la Corte della riparazione ha richiamato filmati di videosorveglianza (accesso alla tabaccheria il giorno prima della rapina insieme al CLAPS, richiesta di invio di un fax ad un numero inesistente, comportamento finto di non conoscenza) e intercettazioni da cui risultavano contatti e una versione concordata, valutando tali elementi, pur non idonei a sostenere una condanna, come idonei a generare una situazione altamente sospetta ostativa al riconoscimento dell'indennizzo.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    Il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante, se la condotta dell'incolpato abbia contribuito a creare la falsa apparenza di configurabilità di un reato; in presenza di condotta dolosa o gravemente colposa che abbia dato causa alla privazione della libertà, l'indennizzo è escluso.

  • Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013, Nicosia

    Principio secondo cui l'indennizzo perde la sua funzione riparatoria se l'incolpato ha concorso a dare causa alla privazione della libertà; distinzione tra antinomia strutturale e funzionale tra custodia e assoluzione.

  • Sez. 4, n. 3359 del 22/9/2016, La Fornara

    Il giudice della riparazione deve valutare gli elementi probatori disponibili con motivazione autonoma per stabilire se la condotta abbia creato la falsa apparenza di illiceità, senza ripetere il giudizio di colpevolezza.

  • Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013, Maltese

    Conferma l'obbligo del giudice della riparazione di un'analisi autonoma e completa degli elementi probatori ai fini dell'indennizzo.

  • Sez. 4, n. 19180 del 18/2/2016, Buccini

    Gli elementi probatori emersi in fase di indagine possono essere utilizzati nella riparazione purché non siano stati espressamente esclusi in dibattimento.

  • Sez. 4, n. 27458 del 5/2/2019, Hosni

    Il giudice deve verificare la sussistenza di condotte che rivelino eclatante o macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di norme; se la motivazione è adeguata e congrua, è incensurabile in sede di legittimità.

Massime di principio

  • In sede di riparazione il giudice effettua una valutazione autonoma rispetto al giudizio penale, volta a verificare se la condotta dell'interessato abbia effettivamente creato la falsa apparenza di responsabilità.
  • L'assoluzione nel processo penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: se emerge che l'incolpato ha concorso dolosamente o con grave colpa a creare l'apparenza di illecito, l'indennizzo può essere escluso.
  • Elementi ricavati dalle indagini (videosorveglianza, intercettazioni, ammissioni) possono essere valutati dal giudice della riparazione se non sono stati esclusi in dibattimento.
  • Comportamenti ingannevoli o versioni concordate finalizzate a celare la partecipazione ai fatti possono costituire motivo ostativo al riconoscimento dell'indennizzo.
  • La motivazione del giudice della riparazione deve essere autonoma, completa e congrua: se lo è, la sua valutazione è difficilmente censurabile in Cassazione.
  • Per ottenere l'indennizzo è utile dimostrare che non si è contribuito in modo significativo o colposo alla creazione della falsa apparenza di colpevolezza; viceversa la domanda può essere respinta anche dopo un'assoluzione.

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